Stop ai minerali insanguinati

untitled2 Ogni volta che abbiamo acquistato un cellulare, un gioiello o un elettrodomestico abbiamo potenzialmente contribuito a finanziare guerre e genocidi in Africa.

Ieri al Parlamento europeo è passato un emendamento del gruppo dei Socialisti & Democratici – di cui sono orgogliosa di fare parte – in cui si chiede agli importatori di minerali di utilizzare una certificazione europea che garantisca che i metalli commerciati non alimentino conflitti e violazione dei diritti umani nelle zone di guerra.

​Il testo è stato approvato durante la plenaria di Strasburgo con 402 voti favorevoli, 118, contrari, 171 astensioni e nel testo i deputati “chiedono anche alla Commissione di concedere un supporto finanziario, attraverso Cosme”, programma Ue per la competitività delle Pmi, “alle micro e piccole-medie imprese che desiderano ottenere la certificazione”.

Inoltre è stato approvato un emendamento alla proposta della Commissione europea che introduce la tracciabilità obbligatoria per le 800 mila imprese dell’Unione europea che utilizzano questi minerali per la fabbricazione dei loro prodotti. Le imprese in questione dovranno informare su tutte le misure prese per identificare e risolvere i rischi connessi alla loro catena di approvvigionamento.

I metalli di cui stiamo parlando sono soprattutto stagno, tungsteno, coltan, tantalio e oro e vengono estratti in particolare nella Repubblica democratica del Congo e nella Regione dei grandi Laghi. Per poter accedere a quei territori così ricchi si sono susseguite negli anni una miriade di guerre, che hanno lasciato sul campo morti, feriti e bambini orfani destinati a diventare bambini soldato, donne stuprate, generando un’instabilità che si è propagata su tutto il territorio.

Dopo questo voto toccherà agli Stati membri esprimere la propria posizione, per poi avviare i negoziati fra Commissione e Consiglio. Io mi auguro che gli Stati membri agiscano il più in fretta possibile e che non ci siano più minerali insanguinati nelle nostre case.