Notifica di decesso dei valori umanitari dell’Europa.

immigrazione “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”. L’incipit del poema dantesco descrive molto bene la situazione di confusione e di incertezza in cui l’Unione europea e i suoi Stati membri versano in questo momento nell’affrontare la crisi migratoria. Non c’è più una “diritta via”, né soluzioni facili o linee-guida istituzionali da seguire. L’inadeguatezza del sistema creato dai Trattati di Schengen e Dublino, che dovrebbe regolare le questioni riguardanti l’entrata e la circolazione delle persone nell’area Schengen, unita alla portata epocale del fenomeno migratorio in atto mostrano la difficoltà dei governi europei di trovare delle soluzioni efficaci che permettano di assorbire il flusso dei migranti in maniera solidale ed efficace.

E’ necessario che le classi politiche europee, soprattutto a sinistra, introducano un discorso franco e lucido sulla questione, che comprenda l’eccezionalità della situazione e la sua inevitabilità. Le ragioni che spingono i migranti ad abbandonare le proprie case per intraprendere una traversata irta di pericoli per raggiungere le nostre coste sono, infatti, molto più forti di qualsiasi tipo di muro, filo spinato o minaccia di espulsione.

Negli anni ’70 la classe dirigente s’indignò e fece sentire la propria voce e la propria solidarietà per i ‘boat people’ vietnamiti facendo appello ai valori umanitari dell’Europa. Dov’è adesso la classe dirigente? Dove sono gli intellettuali? Nessuno e, sfortunatamente, nemmeno i miei compagni socialisti, ha tentato di fare un discorso di responsabilità sulla questione dei migranti. Come mai? Perché ormai il mondo occidentale è in una fase di ripiegamento identitario, in cui il migrante, il maghrebino, il musulmano sono diventati la caricatura del terrorista e del profittatore. Queste generalizzazioni stereotipe e xenofobe hanno fatto cadere le nostre società in una spirale da cui esse non riescono a tirarsi fuori. Come conseguenza esse sono incapaci di dare il giusto peso ai valori in gioco, e mettono sullo stesso piano il valore della vita umana con quello del disagio economico che può comportare l’accoglienza. Questo è semplicemente scandaloso.

Le stime parlano di un milione di migranti in arrivo nei prossimi quattro anni. L’Unione europea ha 503 milioni di abitanti. Quanto è ipocrita sostenere che la maggiore potenza economica mondiale non sia in grado di accogliere una quantità di migranti pari a meno dello 0,25% della sua popolazione? Non sono semplicemente delle menzogne populistiche quelle che affermano il contrario per raccogliere qualche manciata di voti?

Eppure in Europa gli esempi sono numerosi. Per esempio, l’ex Ministro degli Affari Esteri estone, Kristiina Ojuland ha affermato che l’eventuale accoglienza, da parte del Paese baltico, dei 200 migranti previsti dal sistema di quote dell’UE, potrebbe mettere in pericolo “il futuro della razza bianca”. O ancora, il Ministro della Giustizia britannico, Theresa May, che usa in maniera pretestuosa la crisi migratoria per dare una stretta sull’immigrazione proveniente dagli altri Stati membri dell’Unione, che poco o nulla ha a che fare con la crisi migratoria in atto. E se ne potrebbero fare moltissimi altri, di esempi.

Noi abbiamo le risorse e le capacità di accogliere in Europa tutti coloro che sono in stato di bisogno. La Germania di Angela Merkel, con cui continuo a trovarmi in grande disaccordo in politica economica, in questo caso ci indica, nondimeno, la via con chiarezza. Noi abbiamo le capacità per accoglierli e, quindi, abbiamo il dovere di accoglierli.

Gli immigrati rappresentano una risorsa enorme, anche in termini economici, per un continente che sta invecchiando velocemente come l’Europa, per cui l’ondata migratoria rappresenta sia una sfida che un’opportunità. Le risposte date dall’Unione e dagli Stati membri non sono all’altezza né dell’una né dell’altra.

E’ giunto il momento che l’Europa si prenda le sue responsabilità e dimostri di essere all’altezza della sua storia di accoglienza e di solidarietà.