L’Europa dopo Parigi #SoloUniti

eiffel-tower-522345_640 Sono giorni difficili questi. Continuo a pensare all’efferatezza degli attentati di Parigi e a tutte quelle vite spezzate così presto. Penso tristemente al numero delle vittime e non riesco capacitarmi di come tutto possa essere accaduto. Con queste poche righe esprimo la mia vicinanza alle famiglie delle vittime morte per mano del fanatismo religioso.

Il giorno dopo gli attentati nella Capitale francese ho avuto l’onore di partecipare, ancora sgomenta, alla premiazione del concorso per scuole superiori dal titolo “Io, l’Europa, lo sport“. Tutti i video presentati erano molto belli ma in particolare uno, il secondo classificato, può aiutarmi a rendere più chiaro il mio pensiero.

I protagonisti del video sono dei ragazzi che praticano diverse discipline sportive, ognuno con il viso dipinto con una bandiera di un Paese dell’Unione Europea. C’è chi gioca a pallavolo, chi a calcio, chi a tiro con l’arco e quando un gruppo in corsa passa nelle vicinanze, interrompono quello che stavano facendo e si uniscono a loro. Chi rimane indietro ed è in difficoltà viene aiutato a rimanere tra gli altri, chi gioca da solo è invitato a unirsi e a partecipare alla corsa tutti insieme. Il messaggio è chiaro: soltanto uniti possiamo affrontare le sfide che ci attendono.

I fatti di Parigi ci gettano nello sconforto e hanno insinuato in noi sentimenti di paura che ci fanno reagire d’istinto. Siamo ancora tutti sgomenti e le immagini e i video degli attentati rimarranno impressi nelle nostre memorie a lungo.

Chiudersi dentro i propri confini e costruire muri sempre più alti non è la risposta giusta per contrastare il fanatismo religioso e il terrorismo del sedicente Stato Islamico. E’ proprio quello che essi auspicano: un’Europa fragile, impaurita e disunita. La fine di Schengen è la loro vittoria perchè il loro obiettivo è la fine nostra libertà.

Penso che questo invece sia il momento per accelerare il processo di integrazione europea: il processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa è la via da percorrere. Quello che ci occorre è un esercito comune europeo, una politica comune sull’immigrazione e un sentimento di unità come antidoto al fondamentalismo religioso.

 A lungo si è parlato di sicurezza e difesa comune e ritengo che oggi sia necessario, alla luce dei tragici eventi di Parigi, affrontare questo tema in modo serio e approfondito. Mettiamo da parte il tipico campanilismo al quale siamo abituati, proviamo invece a immaginare una difesa e una sicurezza comune: questo vuole dire maggiore efficienza che si traduce in maggiore sicurezza per i cittadini. In queste ore diversi Stati si rimbalzano la responsabilità del rilascio del visto ad uno dei terroristi. Leggi e regole differenti rendono vulnerabile il confine. Se invece vi è una polizia di frontiera comune, con un sistema unico e integrato, con un personale addestrato che segue standard elevati la permeabilità alle frontiere si riduce.

Come possiamo affrontare le sfide enormi che ci attendono se ognuno va per sé? E’ pressoché impossibile, è evidente.

Già oggi è possibile percorrere la strada che porta ad una maggiore integrazione europea agendo all’interno dei Trattati, senza doverne scriverne e approvarne di altri, ma è necessario accelerare questo processo. I cambiamenti epocali ai quali stiamo assistendo stanno correndo molto più veloci delle istituzioni e l’Europa ha la necessità di riformarsi per giungere finalmente ad una vera unione politica e federale.

I ragazzi che hanno girato quel video ci ricordano e ci spronano ad andare avanti su questa strada perché solo insieme e uniti possiamo farcela e i giovani si meritano un futuro di pace.