Brexit: un’Unione europea senza Londra?

unnamed (5) Uno dei temi al centro del dibattito europeo è sicuramente l’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea o come l’hanno ribattezzata i giornali “Brexit”.

Nei giorni scorsi sono stata a Londra con una delegazione di deputati europei della Commissione Affari Costituzionali (AFCO) di cui faccio parte, per incontrare alcuni rappresentati del Parlamento e del Governo britannico, oltre che alcuni stakeholder e entrare nel vivo delle questioni poste da Cameron all’Unione europea.

E’ apparso subito evidente che le posizioni sono molto diversificate e che l’opinione pubblica è spaccata; Cameron sta camminando su un filo sottile. Dagli ultimi sondaggi il 44% degli inglesi vorrebbe restare nell’Ue, mentre il 39% voterebbe per lasciarla: il rischio è però che un qualche avvenimento poco prima del referendum porti i cittadini a votare d’istinto, cambiando all’ultimo le proprie intenzioni.

Ma quali sono i quattro punti su cui Cameron punta e che come ha sottolineato lui sono negoziabili?

  • Economia: la Gran Bretagna vuole continuare a mantenere la sua moneta, la sterlina e non passare all’euro. Viene quindi chiesta una maggior protezione per quei Paesi che non intendono adottare la moneta unica europea. Tale meccanismo di difesa andrebbe inserito nella riforma dei Trattati e certo i tempi per attuarla non sono brevi.
  • Competitività: questo punto è piuttosto vago, anche perché l’Europa è già al lavoro per rendere più facile la circolazione di merci capitali e servizi e snellire la burocrazia.
  • Sovranità: mantenere la sovranità del Regno Unito: in particolare Cameron chiede l’inserimento di una norma che permetta ai parlamenti dei singoli Stati di potersi coalizzare per bloccare le decisioni del Parlamento europeo. A mio avviso invece che utilizzare una “red card” limitativa, sarebbe meglio introdurre l’utilizzo di una “green card” tramite la quale i parlamenti nazionali possano svolgere una funzione propositiva.
  • Migranti: quest’ultimo punto è sicuramente quello più sentito dagli elettori. I due punti in particolare su Cameron si sofferma sono una rivisitazione del welfare e una sospensione delle libertà di movimento. Nel contempo il premier è consapevole che non si possa stare nella Ue senza un mercato libero delle persone.

In questi quattro punti molto ampi possono rientrare molte questioni, nessuna di partenza irrisolvibile.

Una delle conseguenze che però la Brexit può portare è un sentimento di antibritannismo, se si passeranno mesi a decidere solo sulla Gran Bretagna e non su questioni che riguardano l’intero nostro continente