L’UE organizzi un coordinamento comune delle politiche di difesa e sicurezza

Mercedes Bresso Gli europei non si stanno facendo piegare dalla paura scatenata dagli attacchi terroristici di Parigi: oggi i giornali raccontano di come a Bruxelles i cittadini abbiano accolto l’invito della polizia a non divulgare su internet informazioni sensibili sulle operazioni anti-terrorismo; a Parigi le persone stanno tornando a occupare i luoghi che sono stati macchiati dalla violenza nella notte di venerdì 13 novembre; a Torino non si è fermata la musica e Madonna si è esibita per tre sere dentro un Palazzetto sempre colmo di torinesi.

Gli europei stanno reagendo, adesso tocca all’Unione Europea farlo nel modo più adeguato possibile. L’Europa ha in mano lo strumento adatto ed è l’articolo 222 del trattato sul funzionamento dell’UE che prevede la cooperazione tra l’Unione e gli stati membri in una logica di solidarietà qualora uno “stato membro fosse oggetto di un attacco terroristico o vittima di una calamità naturale o provocata dall’uomo”.

Per mettere in campo una vera e seria lotta al terrorismo è necessario che l’Unione Europea abbatta le frontiere che separano le diverse intelligence degli stati membri. I terroristi che hanno compiuto l’attentato di Parigi erano già conosciuti dai servizi segreti europei che però hanno avuto un difetto di comunicazione tra loro. Il futuro è in un coordinamento comune delle politiche di difesa e sicurezza dell’Unione, una guardia di frontiera, un esercito e una politica estera, di difesa e sicurezza comuni.