Liberalizzazione dei nomi dei vini: dal Barbera al Brachetto i vini piemontesi da difendere

wine-541922_960_720 Secondo la Coldiretti il Made in Italy nell’ambito dei vini identificati da denominazione avrebbe un valore di almeno 3 miliardi di euro. Si tratta di quei vini, come Barbera, Brachetto, Cortese, Fiano, Lambrusco, Greco o Nebbiolo, che sono stati registrati e protetti a partire dagli anni Sessanta e Settanta e per cui la DOP è costituita dal nome del vitigno autoctono affiancato dal nome della regione geografica di produzione. Un produttore di un’altra zona geografica, al momento, non può utilizzare lo stesso nome nell’etichettatura.

Al momento perché in Europa si sta giocando una partita importantissima che riguarda i produttori di vino. La Commissione europea ha ipotizzato di liberalizzare l’utilizzo dei nomi che erano riservati solo ad alcuni vini in nome di una semplificazione. Molti produttori italiani e piemontesi subirebbero in questo modo una concorrenza da coloro che utilizzano vini fatti in altri Stati. Un allarme che nasce dall’avvio del processo di revisione delle norme che disciplinano l’etichettatura dei vini previste dal regolamento CE n. 607/2009.

«Così facendo verrebbe azzerata la nostra tradizione vitivinicola. Il Commissario all’Agricoltura Phil Hogan, in un recente incontro con il Ministro Martina, ha dato delle rassicurazioni positive e si è detto disponibile al confronto. Ora però aspettiamo azioni concrete come il ritiro della bozza del documento in questione. Pur non essendo personalmente nella Commissione Agri del Parlamento europeo, seguirò costantemente l’iter di questa pratica che avrebbe evidenti ripercussioni negative sul nostro territorio e mi opporrò in tutti i modi possibili» – ha dichiarato Mercedes Bresso, deputata al Parlamento Europeo per il gruppo S&D.

Mercedes Bresso, deputata al Parlamento Europeo – S&D