Cinque strumenti per salvare Schengen

chainlink-690503_960_720Giovedì scorso ho partecipato a un dibattito pubblico organizzato da Spazio Pubblico Culture Politica e Società durante il quale abbiamo affrontato il tema della sospensione del trattato di Schengen e dei rischi che correrebbero l’Europa e gli europei.

In questo momento l’UE è a rischio perché la crisi economica, politica e le vicende legate all’accoglienza dei migranti stanno distruggendo il senso del progetto comune che abbiamo immaginato potesse migliorare progressivamente la vita dei cittadini. Come sempre nei periodi di crisi ognuno accusa l’altro dandogli la colpa di quel che succede. È quello che sta accadendo con gli Stati che adesso sono in difficoltà che stanno scaricando la colpa sull’Europa.

Noi pensavamo di aver costruito un demos europeo, ma ci rendiamo conto che non è così. Non c’è ancora un vero sentimento di appartenenza a un comune progetto democratico, non solo un progetto economico o di libera circolazione delle merci. L’Europa nasce prima di tutto come progetto politico, anche se questo aspetto è andato avanti troppo lentamente e la crisi rischia di comprometterne il completamento o comunque rallentarlo.

È necessario che ognuno si schieri, non possiamo lasciare solo gli antieuropei a occupare la scena, ma dobbiamo farlo anche noi che crediamo che l’Europa sia un grande progetto politico anche se sono stati commessi degli errori. Io, per esempio, non condivido la politica economica che è stata portata avanti. Di politiche europee si deve discutere anche in modo critico, ma si deve ribadire che non esiste un futuro per questo continente se non insieme perché se ci divideremo usciremo dalla storia futura del mondo e potremo anche tornare a farci la guerra. L’Italia è affacciata sull’Adriatico e fino a vent’anni fa abbiamo assistito a guerre tra Paesi che prima erano uniti; non è affatto scontato che quella storia non possa ripetersi in qualche altra parte del continente. Per tanto tempo abbiamo nutrito fiducia nel fatto che l’UE garantisse la pace dei cittadini, ma questo potrebbe non avvenire più se continuassimo a picconare il progetto europeo.

Schengen è l’esempio più rappresentativo del tentativo dell’UE di andare oltre l’unione economica. Qualunque cittadino europeo ha diritto a trasferirsi in un altro Paese dove cercare un lavoro ed essere trattato senza alcuna discriminazione, senza aver bisogno di un permesso di lavoro. Fino a pochi anni fa non era così, ci voleva un permesso di residenza temporanea e un permesso di lavoro. Schengen è una grandissima conquista per i cittadini europei, una delle cose più importanti per costruire il senso di appartenenza a un progetto unico e un futuro comune.

Però viene messa in discussione in nome del contrasto al terrorismo. Schengen si basa su tre capisaldi: la libera circolazione delle persone; la possibilità da parte di uno Stato di ristabilire i controlli se ha gravi minacce, anche se solo temporaneamente; sul fatto che i controlli possono essere rafforzati nello spazio esteriore di Schengen. Per questo motivo si è creata una cooperazione giudiziaria tra le varie intelligence. Quest’ultimo punto però è molto latente e nessuno dei grandi Paesi trasmette le informazioni agli altri; l’attentato di Parigi ci ha dimostrato che invece il dialogo tra intelligence sarebbe un punto importante per la sicurezza dei cittadini.

Il Gruppo Spinelli, di cui faccio parte, per contrastare il terrorismo propone cinque strumenti:

– una politica europea di asilo
– una guardia di frontiera comune per arrivare a un progressivo controllo comune
– una intelligence europea
– una agenzia di polizia europea
– un procuratore europeo, quindi un sistema giudiziario comune europeo che faciliterebbe, anche nella fase di investigazione, il contrasto al terrorismo

Cinque strumenti che garantirebbero quella sicurezza che non potrebbe più essere garantita senza una vera Unione Europea. Non pensiamo solo al terrorismo, ma anche ai crimini economici o alle diverse mafie economiche. Strumenti che non si sovrapporrebbero a quelli delle singole nazioni, ma che collaborerebbero con esse.

Schengen può e deve essere salvata.