Salviamo Schengen e l’Europa

12828308_967422810014062_1251157421175925027_o Sei italiani su dieci sarebbero favorevoli al ripristino delle frontiere e di conseguenza alla sospensione del trattato di Schengen. A rivelarlo è il IX Rapporto sulla Sicurezza in Europa curato da Demos e dall’Osservatorio di Pavia insieme alla Fondazione Unipolis. L’indagine, che verrà presentata a Roma martedì 15 marzo, è stata condotta in cinque Paesi su campioni rappresentativi della popolazione.

Tra i cittadini favorevoli alla sospensione del trattato di Schengen non ci sarebbero solo gli elettori della destra o del centro-destra, ma addirittura anche un 40% di elettori vicini al Partito Democratico. «La paura potrebbe giocare un brutto scherzo. Evidentemente i cittadini pensano alla chiusura delle frontiere come a un qualcosa di lontano dalla propria quotidianità, ma così non è perché il tema è attuale sia per il Governo italiano, sia per le Regioni vicine ai confini»

La Francia nei fatti ha già sospeso il trattato di Schengen a novembre 2015 (e fino al 12 dicembre 2015) in seguito agli attentati. Una decisione che non impediva ai cittadini europei e ai cittadini extracomunitari provvisti di permesso di soggiorno di superare il confine; discorso differente per i profughi che si sottraggono all’identificazione con lo scopo di presentare la domanda di asilo in territorio francese.

In casi del genere i migranti saranno bloccati e rimandati in Italia come previsto dal regolamento di Dublino, potrebbe succedere per esempio a Ventimiglia o Mentone. E non si può sottovalutare anche un altro aspetto, quello economico: con la chiusura delle frontiere i nostri esportatori rischierebbero di subire ancora di più la crisi a causa dei costi aggiuntivi che dovrebbero affrontare. È per questo che dico che la paura potrebbe giocare brutti scherzi. La maggior parte dei migranti in Italia arriva via mare, abbiamo l’obbligo e il dovere morale di accoglierli, e non possiamo correre il rischio di rimanere isolati in Europa. Il trattato di Schengen si deve mantenere e per farlo basta adottare cinque strumenti: una politica europea di asilo; una guardia di frontiera comune per arrivare a un progressivo controllo comune; una intelligence europea; una agenzia di polizia europea; un procuratore europeo, quindi un sistema giudiziario comune europeo che faciliterebbe, anche nella fase di investigazione, il contrasto al terrorismo.