L’autogol di David Cameron (da l’Unità del 25 giugno 2016)

Un mio articolo uscito su l’Unità di sabato 25 giugno 2016:

L’azzardo di David Cameron si è rivelato un vero e proprio autogol che però deve servirci per prendere atto di tutto quel che possiamo migliorare dell’Unione Europea e di quel che dobbiamo fare per cambiarla. È vero, ha vinto la politica dei populismi antieuropei, ma quel che adesso non possiamo fare è ignorare le indicazioni che ci arrivano dal voto britannico.

I cittadini del Regno Unito hanno scelto per la Brexit anche se l’elettorato rimane profondamente spaccato. Hanno vinto quelle politiche e quelle narrazioni che in questi anni hanno voluto abbattere il sogno e il progetto europeo che abbiamo coltivato. Il mio primo pensiero è ai cittadini inglesi che da domani si renderanno conto delle conseguenze pratiche che questo voto avrà sulle loro vite, ma non posso che guardare anche alla Scozia e all’Irlanda del Nord con l’augurio che decidano di rimanere nell’Unione Europea.

È evidente che l’esito del referendum colpisce duramente l’Europa che deve accettare per la seconda volta l’abbandono di un Paese dopo la Groenlandia nel 1985. La campagna referendaria è stata segnata da sentimenti xenofobi che hanno lasciato spazio a un clima pesante che è stato drammaticamente segnato dall’omicidio di Jo Cox, deputata laburista nello Yorkshire.

Per questo motivo abbiamo l’obbligo di agire e in fretta. Dobbiamo fornire risposte agli europei che chiedono chiarezza sulle questioni che li preoccupano maggiormente come la difesa e la sicurezza comune, ma anche sulle politiche fiscali che servono per rilanciare la crescita e l’occupazione, così come per le politiche sull’immigrazione. Un approccio e una risposta europea a queste tematiche renderebbero l’Europa più credibile e forte.

I timori degli europei sono legittimi e devono essere ascoltati. Sono rivelatori della necessità di semplificare l’attribuzione delle competenze per chiarire le responsabilità politiche di ciascuna istituzione e per trasferire le mansioni concorrenti al miglior livello di gestione. Una nuova convenzione aperta ai popoli europei potrà essere l’occasione per discutere insieme sul futuro del nostro continente.

L’Unione Europea è una comunità di destini, ma anche una comunità in cui si persegue l’efficienza e l’utilità economica per tutti i suoi membri. Farne il capro espiratorio di tutti i mali di un Paese non è altro che una costruzione demagogica lontana dalla realtà. Sono, infatti, gli Stati membri riuniti nel Consiglio dell’UE a prendere tutte le decisioni e a determinare le politiche dell’Unione, insieme al Parlamento Europeo eletto dai cittadini tramite un metodo democratico simile a quello degli stessi Stati. Di fatto non esistono decisioni non-democraticamente legittime.

La soluzione ai problemi dell’Unione deve passare anche per la via della partecipazione. I cittadini devono sentirsi parte dell’UE e devono sentirla propria. È necessaria una vasta consultazione degli europei perché dobbiamo aprire un serio dibattito sull’Europa che vogliamo per i nostri figli e per i nostri nipoti.

Il Parlamento Europeo deve avere una reazione immediata e il mio impegno sarà in questa direzione: dobbiamo rilanciare le buone ragioni che abbiamo per stare insieme e dobbiamo approvare subito una risoluzione. Il mio è un appello che si accompagna all’importante Rapporto parlamentare sul futuro dell’Unione Europea all’interno del Trattato di Lisbona che presenterò in plenaria al Parlamento nell’ottobre prossimo assieme al collega Elmar Brok (PPE, Germania).

Un ultima riflessione di carattere politico. Ho definito questo referendum un azzardo di Cameron che purtroppo si è rivelato un autogol. Il Primo Ministro inglese in un momento di difficoltà elettorale ha cercato consenso rilanciando un tema importante per il popolo inglese e per tutti gli europei. La volontà popolare espressa tramite lo strumento del voto deve sempre essere rispettata e ascoltata però la politica non deve assecondare la pancia dei cittadini, ma deve parlare alla loro testa e al loro cuore. Suscitare passioni e non odi. Quello che è successo nel Regno Unito ci serva da lezione.

 

Mercedes Bresso