Una nuova politica di coesione dopo la Brexit? Opportunità e sfide (da L’Unità del 6/05/17)

Vi propongo un mio articolo pubblicato su L’Unità di sabato 6 maggio 2017

Con la lettera del 29 marzo scorso, il Regno Unito ha ufficialmente avviato le procedure per lasciare l’Unione europea. Nonostante le trattative non siano ancora entrate nel vivo, è necessario iniziare ad interrogarsi sui possibili scenari che si verranno a comporre nei prossimi anni.

Un tema che ha catturato l’attenzione è la dimensione dei conti che il Regno Unito dovrà pagare per far fronte agli impegni finanziari nei confronti dell’Unione e degli altri stati membri. Si è parlato di cifre dai 60 ai 100 miliardi, ma ancora non esiste una stima ufficiale.

In ogni caso, i britannici non potranno sottrarsi agli impegni sottoscritti. Non solo per una questione di rispetto dei propri partner e di credibilità, ma soprattutto perché questi soldi non sono un capriccio di Bruxelles, così come ha lasciato intendere Theresa May. Al contrario, questi soldi coprono programmi su un periodo di sette anni, che in molti casi andranno ben oltre la Brexit. Riguardano la vita di cittadini, lavoratori, imprese, centri di ricerca, regioni ed enti locali che sulla base di quei finanziamenti hanno avviato progetti, start-up, sperimentazioni e iniziative di vario tipo che non possono essere cancellate con un colpo di spugna.

La politica di coesione sarà anch’essa interessata dagli effetti della Brexit, su diversi livelli: la chiusura dell’attuale periodo programmatico e il lancio della futura politica di coesione.

Sulla chiusura del periodo in corso, nel calcolo del saldo finale per l’uscita del Regno Unito si dovrà tener conto che da qui al 2019 saranno effettivamente pagate dagli stati membri meno della metà dei fondi previsti nel periodo 2014-2020. Servirà quindi un accordo che risolva in modo soddisfacente la questione.

Ancora più pesanti, purtroppo, i punti interrogativi sul futuro della politica di coesione, in particolare dal punto di vista delle risorse. Il Quadro finanziario pluriennale (QFP) post 2020, infatti, non potrà che vedere diminuite le risorse oppure chiedere un impegno maggiore ai 27 che resteranno. Se si scegliesse di ridurre le risorse del QFP, la politica di coesione non potrà che subire conseguenze pesanti, essendo una delle voci di spesa più importanti insieme alla politica agricola.

Un ulteriore problema è legato alle categorie di regioni, che oggi sono tre e che sono definite dalla media dei PIL europei. Il Regno Unito ha uno dei PIL più alti dell’Unione e con la sua uscita sarà inevitabile che la media si abbassi, rischiando di far uscire dalla categoria più bassa (che riceve più fondi) diverse regioni italiane.

Questi sono essenzialmente gli interrogativi, che potranno essere sciolti solo tramite i negoziati. La futura politica di coesione è una priorità per l’Italia, che dovrà farsi trovare pronta per difenderne i molti aspetti positivi insieme ai partner europei, stati membri e autorità locali e regionali.

Al tempo stesso, non possiamo negare che l’esperienza di questi anni apra la possibilità ad interventi migliorativi di cui non dobbiamo avere paura. In epoca di tagli ai bilanci e senza entrate proprie europee, la politica di coesione sarebbe stata attaccata anche senza Brexit. A maggior ragione, con l’uscita del Regno Unito, dovremo sapere approfittare di questa situazione delicata per rilanciare la politica di coesione, individuarne i punti deboli, ed essere noi a proporre i cambiamenti per creare la politica di coesione del futuro. Una politica che sia aperta ai giovani, che sfrutti al meglio le risorse disponibili, che sappia concentrare gli sforzi su alcune priorità fondamentali per preparare l’Europa alla competizione globale. È a rischio il futuro stesso di una delle politiche più importanti dell’Unione europea, non possiamo negarlo, ma dovremo saper organizzare il nostro approccio in un quadro propositivo di cambiamento e miglioramento, per rimodellare uno strumento che sia in grado di dare risposte ai cittadini e contribuire a costruire per loro un futuro migliore.