Il Fondo europeo per gli investimenti

Nell’aprile 2015 veniva avviato il Fondo europeo di investimenti strategici (EFSI) fortemente voluto dal Parlamento europeo e dalla Commissione Juncker, con l’obiettivo di rilanciare la crescita affrontando il problema fondamentale del crollo degli investimenti a seguito della crisi.

A poco più di due anni, il bilancio è positivo. Rimangono diversi punti su cui sarà necessario migliorare, innanzitutto un coinvolgimento maggiore di quelle regioni che fino ad oggi non hanno sfruttato appieno EFSI. Ma servirà anche promuovere più progetti ad alto rischio, che altrimenti non otterrebbero finanziamenti, e soprattutto garantire l’addizionalità dei progetti approvati rispetto ad altre iniziative UE.

Nonostante ciò, l’obiettivo iniziale di attivare 315 miliardi di euro nel periodo 2015-2018 sembra essere alla portata. A maggio 2017, EFSI ha già finanziato progetti per 194 miliardi di euro, pari a circa il 62% del totale previsto, e oltre 416 mila piccole e medie imprese beneficeranno di questi fondi.

Per questo motivo proprio a settembre la Commissione ha proposto un rinnovo di EFSI con un raddoppio della durata e un raddoppio delle risorse, portandole a 500 miliardi fino al 2020.

Il Parlamento europeo ha la responsabilità di valutare l’efficacia di EFSI ed ha espresso la sua posizione sia su quanto fatto fino ad oggi, sia sul futuro del Fondo. Il Parlamento è pronto a rinnovare il proprio supporto a questo progetto, tenendo presenti i successi e i buoni risultati ottenuti. Partendo dall’entità delle risorse mobilizzate, che resta un grande risultato in tempi di ristrettezze economiche. Ma anche il supporto concreto a moltissime piccole e medie imprese, tra cui molte italiane, e ai cittadini sui territori, oltre alla riattivazione di canali di finanziamento che avevano sofferto la crisi facendo crollare gli investimenti in Europa.

EFSI poi dovrà lavorare meglio con le altre iniziative UE in campo. In questo senso, sarebbe importante creare una migliore sinergia e un coordinamento più efficace tra EFSI e i fondi strutturali. È chiaro che la politica di coesione dovrà rimanere la principale fonte di investimento europea, ma abbiamo il dovere di renderla al passo coi tempi e capace di lavorare insieme alle altre fonti di finanziamento europee. La politica di coesione, infatti, lavora per programmi, mentre EFSI per progetti ed è per questo che potranno e dovranno lavorare insieme, anche tramite piani integrati.

La risoluzione sull’implementazione del Fondo è stata approvata dal Parlamento europeo durante la scorsa seduta Plenaria, mentre i negoziati con il Consiglio sull’estensione della durata del fondo sono tuttora in corso.

 

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