Una risoluzione del PE sul Quadro finanziario pluriennale

Sarà ancora lunga la discussione che dovrà portare all’approvazione del prossimo Quadro finanziario pluriennale ed è per questo che è necessaria un’attenta e scrupolosa analisi dei contenuti della proposta che è stata presentata dalla Commissione. Questa settimana si sono riuniti sia la Commissione Sviluppo regionale del Parlamento sia il gruppo S&D per discutere la proposta dell’esecutivo europeo sul quadro finanziario pluriennale e in entrambe le riunioni sono emersi dubbi e perplessità sulle cifre fornite.

In primo luogo le cifre della Commissione e quelle analizzate dagli uffici tecnici del Parlamento europeo sembrerebbero discordanti. Due esempi su tutti: secondo le dichiarazioni dell’esecutivo europeo il programma Erasmus+ dovrebbe aumentare il Budget del 77%, ma i calcoli fatti dal Parlamento rivelano invece che l’aumento si dovrebbe fermare appena al 50%; cosi anche per i programmi di ricerca e innovazione (ex Horizon 2020) che avrà un aumento di solo il 13,5% invece dell’annunciato oltre 50%.

Un secondo aspetto riguarda i tagli alla politica di coesione e alla politica agricola comune.

Secondo i dati forniti dal Parlamento europeo la stessa sorte toccherebbe alla politica di coesione, dove la riduzione dei finanziamenti ammonterebbe a circa il 10% contro il 7% dichiarato della Commissione. Tuttavia, all’interno di queste cifre il fondo di coesione – dedicato alle regioni più bisognose – subirebbe addirittura un taglio del 45%.

Per la politica agricola comune la riduzione messa in conto dalla Commissione sarebbe del 5%, mentre al Parlamento risulta addirittura del 15%, che diventa del 25% nel pacchetto dedicato al fondo per lo sviluppo delle aree rurali.

Terzo aspetto importante e delicato è quello che riguarda la possibile nazionalizzazione di fondi fino ad oggi gestiti dalle regioni, come il Fondo sociale europeo. Il rischio è che queste risorse vengano destinate dagli Stati membri ad altre priorità, finanziando programmi non coerenti con l’uso originario e sottraendo fondi alle politiche attive del lavoro e alla formazione professionale.

Se queste cifre fossero confermate vorrebbe dire che uno dei capitoli più importanti delle politiche dell’Unione europea, cioè la politica agricola comune, verrebbe fortemente limitata proprio nei suoi aspetti di evoluzione verde e tecnologica. Da un lato si vorrebbe andare avanti verso politiche agricole innovative e sostenibili, ma dall’altro si taglierebbero proprio i fondi destinati a tale scopo.

Il Parlamento europeo chiede maggiore chiarezza alla Commissione innanzitutto sulle cifre, ma anche sulla linea politica in modo che ci sia continuità tra la narrazione di questi anni e la destinazione dei fondi che vengono messi a disposizione per realizzare l’integrazione europea.

Il Gruppo S&D lavorerà per presentare una risoluzione unitaria del parlamento europeo durante la prossima sessione plenaria.

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