Secondo Quorum gli italiani vogliono l’euro

Gli italiani non vogliono uscire dall’euro. A rivelarlo è una ricerca condotta dall’istituto di ricerca Quorum/Youtrend per SkyTG24. Solamente il 34,4% degli intervistati infatti vorrebbe che in Italia ci fosse un referendum sull’uscita dall’euro. Gli italiani hanno dunque ben chiara l’importanza della moneta unica e dell’Unione europea.

Se ben letta la ricerca di Quorum ci rivela qualcosa di più. Prima di tutto il 74,1% degli italiani in un ipotetico referendum sull’uscita dall’euro voterebbe per restare e solo il 22,5% voterebbe per uscire. Il dato interessante però è quello che va ad analizzare il voto degli elettori dei singoli partiti: praticamente tutti gli elettori del Partito Democratico (il 94,1%) difende la moneta unica, ma anche gli elettori del Movimento 5 Stelle (il 68,4%) e della Lega (il 63,1%) voterebbero per non tornare alla lira.

Niente ItalExit dunque! E neppure alcun alibi perché tra gli intervistati sembrano essere ben chiare le responsabilità della situazione economica italiana. Il 74% di chi è stato contattato alla domanda “Chi ha più responsabilità per la situazione economica italiana?”, ha risposto l’Italia. Scontato? Non proprio visto che il 26% ha addossato le colpe alla Germania.

Da qui si deve ripartire. Si deve ripartire dall’83,1% di lauretai che non vogliono uscire dalla moneta unica e da quel 62,4% di disoccupati che sono consapevoli che la loro situazione senza euro sarebbe peggiore di adesso.

Gli italiani molto probabilmente se interrogati sulla permanenza nell’Unione europea risponderebbero che vogliono rimanere nell’Unione, ma è necessario porre loro le domande in modo corretto. La domanda dovrebbe essere: ritenete che all’Europa debbano essere attribuite le competenze per farne una potenza comparabile agli Usa o alla Russia, in modo che possa proteggerci e difenderci?

Tutto questo nello stesso momento in cui Paolo Savona, ministro degli Affari europei, ha dichiarato: «Non ci si deve preparare a gestire la normalità, ma l’arrivo del cigno nero, lo shock. La mia posizione del “piano B”, che ha alterato la conoscenza e l’interpretazione delle mie idee, è essere pronti a ogni evento». Ecco dunque che si riaffaccia sull’Italia lo spettro dell’uscita dall’Euro e a parlarne in una sede istituzionale è un esponente di spicco del Governo. Parole che hanno costretto Luigi Di Maio a chiarire che il Governo non sta lavorando ad alcun “piano B” e poi ha aggiunto: «Il Governo non vuole uscire dall’euro. Se poi gli altri cercheranno di cacciarci non lo so, ma questo non è nostra volontà, ne metteremo gli altri nelle condizioni di farlo». L’economia ha bisogno di crescere, non di subire scossoni dovuti all’incertezza che le varie posizioni di Governo incutono ai mercati.

L’unico piano di cui ha bisogno il nostro Paese è un piano di riforme europee serie che creino occupazione e rafforzino il mercato. L’esempio del Portogallo insegna che se si avvia un serio programma di riforme la ripresa può avvenire in modo solido anche facendo attenzione ai conti. E nel caso dell’Italia è essenziale far tornare a crescere investimenti e produttività. Questo lo sostiene anche Confindustria.

Paolo Savona ha ragione quando dice che si devono far ripartire gli investimenti e non si devono attingere le risorse dalla spesa corrente per rilanciare il paese, ma il problema è che Lega e Movimento 5 stelle hanno promesso all’elettorato esattamente il contrario. È anche vero che la BCE dovrebbe avere poteri pari a una banca centrale, ma ancora più importante è avere un bilancio e un ministro della zona euro e darsi il tempo per completare il percorso di avvicinamento e riforma delle economie.

L’Europa è il nostro futuro e i populismi non ci impediranno di garantircelo.