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Comitato delle Regioni
L'Italia deve recuperare il suo ruolo internazionale PDF Stampa E-mail
Lunedì 30 Gennaio 2012 16:16
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bandiera_euLa visita in Libia del presidente Monti e la missione in Egitto del ministro Terzi hanno riacceso per un attimo i riflettori su quanto sta accadendo a sud dell’Europa in crisi, riportando in agenda i rapporti con i Paesi del Mediterraneo e il loro risveglio democratico minacciato da interessi e forze reazionarie. È ancora sotto i nostri occhi lo sgretolamento di poteri oligarchici consolidati che ha stravolto l’equilibrio geo-politico di una delle aree più complesse del pianeta, dove lo sfruttamento di immense risorse naturali determina una profonda conflittualità ed un eterno squilibrio sociale. E’ fondamentale che l’Italia, per la sua posizione geografica e per la sua storia, recuperi un ruolo internazionale più incisivo, oltre che a Bruxelles, nei rapporti con i partner di quest’area. Questo sforzo, tuttavia, non può limitarsi a tutelare la continuità delle nostre relazioni economiche col Nord-Africa. Serve invece una profonda rottura col passato, soprattutto sul piano politico e culturale, che ci porti a guardare con più coraggio e attenzione ai Paesi in cammino verso una maggiore apertura democratica e a cogliere nuove opportunità di cooperazione in settori decisivi come la sostenibilità, la sicurezza, la tutela dell’ambiente, la ricerca. Bisogna mettere in campo le necessarie risorse e una nuova capacità di relazione e di collaborazione. E’ questo l’impegno che oggi porterà a Bari decine di presidenti di regione, sindaci e amministratori provenienti dai Paesi europei ed extraeuropei che si affacciano sul Mediterraneo, per la sessione plenaria dell’Assemblea Euro-Mediterranea delle amministrazioni locali e regionali (Arlem), inserita nell’ambito di Mediterre, il cantiere Euromediterraneo della sostenibilità promosso dalla Regione Puglia, e realizzata in sinergia con il Comitato delle Regioni dell’Unione Europea. Siamo convinti che mentre affrontiamo la crisi dell’Euro e cerchiamo una strada comune per tornare a crescere, non possiamo chiudere gli occhi sulle opportunità e sui doveri connessi al ruolo dell’UE e dell’Italia in un’area strategica come questa. E il successo dell’Arlem mostra che possiamo contare su un importante patrimonio di esperienze. Per anni, a fronte delle difficoltà dei governi centrali – si pensi agli annunci di Sarkozy sull’Unione per il Mediterraneo, non seguiti, purtroppo, dai risultati attesi - regioni e città mediterranee hanno collaborato intensamente in progetti finanziati con fondi europei. L'Arlem è nata a valle di questo percorso, come spazio di cooperazione istituzionale e amministrativa in cui condividere impegni comuni, promuovere reti di buone pratiche e costruire una dimensione di sviluppo Euromediterranea.
La priorità di quest’anno è il contrasto alla mutazione climatica e alla desertificazione che accentua l’esodo di grandi masse di migranti (gli “ecoprofughi”) verso le periferie urbane. In agenda la gestione delle risorse idriche, il sostegno alle piccole e medie imprese e la valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale. Un patrimonio che, a 20 anni dalla prima Conferenza mondiale sul Clima di Rio, intendiamo tutelare e promuovere in una direzione sempre più sostenibile, puntando sugli elementi che accumunano i nostri Paesi come la centralità della risorsa mare e la biodiversità eco sistemica.
Al di là dei mille convegni sul Mare Nostrum e di uno spazio di libero scambio finora solo annunciato, città e regioni continuano a lavorare per avvicinare comunità locali sempre più legate e interdipendenti. La delicata situazione attuale richiede, però, la mobilitazione di tutte le energie istituzionali, da Bruxelles ai governi nazionali, agli enti territoriali, per attivare nuovi investimenti e accordi di cooperazione capaci di sostenere lo sviluppo di società più aperte e democratiche, protagoniste di una trasformazione fondata sui diritti, sull’innalzamento della qualità e delle prospettive di vita, sulla giustizia sociale e su un nuovo dinamismo imprenditoriale. E’ una chance storica che l’Europa e l’Italia devono assolutamente cogliere, per ragioni più che mai evidenti sul piano politico, civile, culturale ed economico.

Mercedes Bresso, presidente del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia

 L'Unità 30 gennaio 2012

 
LE REGIONI E UN GOVERNO CHE PARLA EUROPEO PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Novembre 2011 15:14
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bandiera_eu Per anni regioni ed enti locali italiani si sono battuti in Europa in assenza di una strategia nazionale e le nostre prospettive si sono deteriorate in diversi negoziati. Ora, un governo che include quanto di meglio l'Italia ha espresso nelle istituzioni comunitarie, può portare più Europa in Italia - in termini di qualità gestionale e strategie di sviluppo – e più Italia in Europa, restituendoci un trattamento giusto nelle politiche comuni e rilanciando il progetto comunitario con coraggio e competenza. La priorità sono l'Euro e la governance finanziaria, che richiedono una gestione comune del debito e meccanismi di difesa simili a quelli delle altre valute. Una partita che per le regioni presenta ulteriori pericoli, come l'ipotesi di un blocco dei fondi strutturali nei Paesi che sforano sul deficit. Un'Italia credibile può proporre meccanismi di controllo alternativi, salvando l'unico strumento pluriennale per lo sviluppo rimasto ai territori.  Tra le questioni vitali per regioni e città c'è poi la riprogrammazione dei fondi 2007-2013 per il Sud. Dopo il taglio al cofinanziamento nazionale, bisogna salvare le risorse comunitarie e concentrare gli investimenti governativi sulle priorità emerse in questi anni di recessione, rispettando i vincoli territoriali. Una terreno su cui il ministro Barca - consulente degli ultimi due commissari alle politiche regionali – desta fiducia a Bruxelles e in tante amministrazioni locali. La sua conoscenza dei regolamenti e il suo impegno nel definire obiettivi misurabili per le politiche europee saranno preziosi anche nel negoziato sul budget 2014-2020 dell'Unione, in cui ci ritroviamo su posizioni euroscettiche e favorevoli a tagli. Una strategia da rivedere subito, così come, per le politiche di coesione, va riesaminata l'opposizione a un trattamento ad hoc per le regioni a sviluppo intermedio – per noi si tratta di Basilicata, Sardegna, Molise e Abruzzo. Chiarito l'impatto sulla dotazione delle altre regioni, dovremo difendere le politiche regionali dialogando con gli altri grandi beneficiari, Spagna e Polonia. Idem per l'agricoltura. Diversi Paesi subiranno tagli nella fase 2014-2020 ma l'Italia, con la proposta attuale, perde più di Spagna e Francia. Possiamo recuperare e garantire che le disparità tra beneficiari finali si superino senza strappi eccessivi nel tessuto imprenditoriale. Per questo, molti territori guardano con speranza al profilo europeo del ministro Catania.  Ma oltre al "quanto" è decisivo intervenire sul "come" si spende, visto che l'Italia non riesce a usare appieno le risorse disponibili.  Lavoreremo a Bruxelles per regole migliori, ma, al contempo, vanno superati i nodi burocratici nazionali che rallentano la spesa. E' la strada per aprire una nuova stagione di investimenti più efficienti e produttivi.

Mercedes Bresso

(pubblicato su L'Unità del 26 novembre 2011)

 

 
Dopo il piano emergenza come fare sviluppo? PDF Stampa E-mail
Lunedì 07 Novembre 2011 15:00
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di Mercedes Bresso, Presidente del Comitato delle Regioni dell'Unione Europea

Come la Grecia, il Portogallo e la Spagna, l'Italia taglierà gli investimenti nazionali programmati per cofinanziare i fondi europei di sviluppo regionale. La Commissione Europea ha proposto, infatti, una revisione dei programmi che consenta di ridurre il carico finanziario dei Paesi membri in crisi, accelerando al contempo il ritmo di spesa. In pratica da Bruxelles arriveranno gli stessi fondi, ma invece di rappresentare il 50% degli investimenti per il Mezzogiorno, peseranno per il 75% perché il governo nazionale e le regioni metteranno meno risorse.
Il ministro Fitto ha rivendicato con orgoglio che gli otto miliardi di fondi nazionali "liberati" dalla manovra verranno utilizzati per le aree meridionali a cui erano destinati.  Nell'immediato, però, l'accordo serve solo a posticipare gli investimenti nazionali previsti per il Sud, facendo in modo, al contempo, che la prima verifica sull'utilizzo dei fondi UE, in programma per fine anno prenda in considerazione in modo preponderante la quota comunitaria della spesa, considerando "opzionale" quella nazionale.
Credo che nessuno possa rallegrarsi molto per un risultato simile. Certo, l'alternativa probabilmente era il disimpegno dei fondi a causa dei ritardi accumulati tra il 2007 ed oggi. Cittadini, amministratori e governo avrebbero visto tornare a Bruxelles centinaia di milioni, se non miliardi, di euro di investimenti, proprio ora che la crisi li rende decisivi. E' dunque un bene che questa ipotesi sia stata scongiurata. Ma il prezzo che paghiamo potrebbe essere molto elevato. Innanzitutto, poiché i fondi nazionali sono molto meno vincolati di quelli europei, quindi nessuno ha la certezza assoluta che quegli otto miliardi "liberati" – tagliati – in questi giorni tornino nel Mezzogiorno. L'impegno del ministro Fitto potrebbe scontrarsi con altri interessi nella maggioranza o con situazioni contingenti imprevedibili che potrebbero dirottare quelle risorse come avvenuto più volte col fondo per le aree sottoutilizzate. In secondo luogo, in un momento delicato della sua credibilità internazionale, l'Italia si presenta come Paese incapace di rimuovere gli ostacoli che rendono le sue performance amministrative insoddisfacenti e che non esita a cancellare investimenti programmati e necessari piuttosto che contenere la spesa corrente.
C'è, infine, un ulteriore danno economico che potrebbe delinearsi nel corso del prossimo anno, quando si chiuderà il negoziato sui fondi strutturali per il periodo 2014-2020. Un negoziato in cui diversi Paesi membri chiedono un taglio delle politiche di coesione, giudicate inefficienti e incapaci di colmare i divari. Se l'Italia, che insieme alla Polonia è un Paesi chiave per queste politiche, decide di ridurre il proprio impegno per cofinanziarle, è evidente che darà una sponda a chi lavora per ridurre il peso della coesione nel bilancio europeo, che oggi supera quota 35%.  In questa battaglia, fortunatamente, conteranno anche storie di successo che quelle che giungono dalla Polonia, che sta dimostrando come si possa cambiare il volto di un Paese grazie alle risorse europee e a una stretta collaborazione tra regioni e governo. Ma per l'Italia la partita si fa critica e le nostre regioni meridionali, oltre a rischiare 8 miliardi di investimenti già programmati, potrebbero subire un drastico taglio delle risorse a loro dedicate per la fase 2014-2020.
Non è nota a oggi la durata dell'accordo tra regioni, governo e Commissione sui tagli al cofinziamento nazionale, non sappiamo se riguardi solo gli impegni di spesa 2008 e 2009, che giungono a scadenza quest'anno, oppure anche le prossime. Ma dopo questo piano di emergenza è decisivo affrontare la questione della semplificazione e i nodi strutturali che bloccano gli investimenti in Italia, dal patto di stabilità interno al funzionamento della filiera istituzionale. Altrimenti rischiamo di ritrovarci nella stessa situazione  fino alla fine della fase 2007-2013. Fare sviluppo accelerando gli investimenti e tagliando le spese correnti. Questo chiede oggi  l'Europa e tutto il Paese.

Pubblicato su Il Riformista del 6 novembre 2011

 
L'Europa ha bisogno di un'inversione di rotta rispetto al suo passato neoliberista PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Ottobre 2010 14:56
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Mercedes Bresso ha accolto la strategia Europa 2020 come un primo passo nella giusta direzione in quanto segna un allontanamento dall'agenda neoliberista che l'Europa ha seguito finora. Ma, come la Presidente del Comitato delle regioni ha affermato in un discorso pronunciato giovedì scorso, occorre ristabilire l'equilibrio tra gli obiettivi economici, ambientali e sociali dell'Europa.
 
Convegno della Presidenza belga - 20 anni di cooperazione territoriale in Europa PDF Stampa E-mail
Mercoledì 06 Ottobre 2010 14:38
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Discorso della Presidente del Comitato delle regioni Mercedes Bresso - Tornai (Belgio), Expo - 1 ottobre 2010


 
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