di Mercedes Bresso, Presidente del Comitato delle Regioni dell'Unione Europea
Come la Grecia, il Portogallo e la Spagna, l'Italia taglierà gli investimenti nazionali programmati per cofinanziare i fondi europei di sviluppo regionale. La Commissione Europea ha proposto, infatti, una revisione dei programmi che consenta di ridurre il carico finanziario dei Paesi membri in crisi, accelerando al contempo il ritmo di spesa. In pratica da Bruxelles arriveranno gli stessi fondi, ma invece di rappresentare il 50% degli investimenti per il Mezzogiorno, peseranno per il 75% perché il governo nazionale e le regioni metteranno meno risorse.
Il ministro Fitto ha rivendicato con orgoglio che gli otto miliardi di fondi nazionali "liberati" dalla manovra verranno utilizzati per le aree meridionali a cui erano destinati. Nell'immediato, però, l'accordo serve solo a posticipare gli investimenti nazionali previsti per il Sud, facendo in modo, al contempo, che la prima verifica sull'utilizzo dei fondi UE, in programma per fine anno prenda in considerazione in modo preponderante la quota comunitaria della spesa, considerando "opzionale" quella nazionale.
Credo che nessuno possa rallegrarsi molto per un risultato simile. Certo, l'alternativa probabilmente era il disimpegno dei fondi a causa dei ritardi accumulati tra il 2007 ed oggi. Cittadini, amministratori e governo avrebbero visto tornare a Bruxelles centinaia di milioni, se non miliardi, di euro di investimenti, proprio ora che la crisi li rende decisivi. E' dunque un bene che questa ipotesi sia stata scongiurata. Ma il prezzo che paghiamo potrebbe essere molto elevato. Innanzitutto, poiché i fondi nazionali sono molto meno vincolati di quelli europei, quindi nessuno ha la certezza assoluta che quegli otto miliardi "liberati" – tagliati – in questi giorni tornino nel Mezzogiorno. L'impegno del ministro Fitto potrebbe scontrarsi con altri interessi nella maggioranza o con situazioni contingenti imprevedibili che potrebbero dirottare quelle risorse come avvenuto più volte col fondo per le aree sottoutilizzate. In secondo luogo, in un momento delicato della sua credibilità internazionale, l'Italia si presenta come Paese incapace di rimuovere gli ostacoli che rendono le sue performance amministrative insoddisfacenti e che non esita a cancellare investimenti programmati e necessari piuttosto che contenere la spesa corrente.
C'è, infine, un ulteriore danno economico che potrebbe delinearsi nel corso del prossimo anno, quando si chiuderà il negoziato sui fondi strutturali per il periodo 2014-2020. Un negoziato in cui diversi Paesi membri chiedono un taglio delle politiche di coesione, giudicate inefficienti e incapaci di colmare i divari. Se l'Italia, che insieme alla Polonia è un Paesi chiave per queste politiche, decide di ridurre il proprio impegno per cofinanziarle, è evidente che darà una sponda a chi lavora per ridurre il peso della coesione nel bilancio europeo, che oggi supera quota 35%. In questa battaglia, fortunatamente, conteranno anche storie di successo che quelle che giungono dalla Polonia, che sta dimostrando come si possa cambiare il volto di un Paese grazie alle risorse europee e a una stretta collaborazione tra regioni e governo. Ma per l'Italia la partita si fa critica e le nostre regioni meridionali, oltre a rischiare 8 miliardi di investimenti già programmati, potrebbero subire un drastico taglio delle risorse a loro dedicate per la fase 2014-2020.
Non è nota a oggi la durata dell'accordo tra regioni, governo e Commissione sui tagli al cofinziamento nazionale, non sappiamo se riguardi solo gli impegni di spesa 2008 e 2009, che giungono a scadenza quest'anno, oppure anche le prossime. Ma dopo questo piano di emergenza è decisivo affrontare la questione della semplificazione e i nodi strutturali che bloccano gli investimenti in Italia, dal patto di stabilità interno al funzionamento della filiera istituzionale. Altrimenti rischiamo di ritrovarci nella stessa situazione fino alla fine della fase 2007-2013. Fare sviluppo accelerando gli investimenti e tagliando le spese correnti. Questo chiede oggi l'Europa e tutto il Paese.
Pubblicato su Il Riformista del 6 novembre 2011

Twitter
Facebook
[b] Scorie TAV mafia KO TRI Voluzione ARTSENU REFL...
Gentile Pesidente, lei dice che bisogna investire ...
Gentile Sig.ra Bresso, ho appena letto le ultime f...