Pubblichiamo su gentile concessione dell’Editrice La Stampa l’intervista a Mercedes Bresso realizzata, venerdì 12 giugno, da Maurizio Tropeano.
«Si può vincere o perdere ma si deve avere la schiena dritta». Si può riassumere così il senso del percorso politico che Mercedes Bresso seguirà nei prossimi mesi.
Schiena dritta nei confronti degli elettori «che devono sapere che l’unico mio interesse politico è quello di continuare l’impegno alla guida della Regione». Messaggio che si può girare anche alla coalizione formato Unione e, soprattutto al Pd: «La questione di una possibile candidatura di Chiamparino non ci sia più. Sergio si è detto indisponibile e, soprattutto, chi pensa di poter giocare con lo scambio delle poltrone non ha capito che le persone normali, come ha dimostrato il caso di Roma, bocciano quei partiti che considerano i posti di comando come loro proprietà». E in ogni caso «sono pronta alle primarie».
Presidente non sta esagerando? Si crede imbattibile ma il voto europeo consegna un gap di 180 mila voti con il centrodestra. Come si può recuperare?
«E’ la stessa situazione del 2005. Dal punto di vista numerico sono convinta che la partita si possa giocare. I piemontesi sono divisi a metà e il nostro compito è recuperare gli elettori che si dicono di centrosinistra e che poi non vanno a votare perché non si riconoscono in quei partiti. Sono un candidato motivante perché ho una precisa identità politica. Quella che oggi manca al Pd».
Che cosa manca al Pd?
«Ha bisogno di un’anima. Dobbiamo cercarla con il coinvolgimento di tutte le componenti ma poi una volta scelta la linea deve essere chiara e comprensibile. E’ quello che chiedono i nostri giovani. E chi non è d’accordo se ne andrà».
Quale deve essere l’anima al Pd?
«Serve una chiara collocazione progressista e in questa scelta si deve risolvere la questione della laicità. C’è uno spazio per la presenza di un cattolicesimo democratico ma questo non può mettere in discussione i principi di uno Stato laico: il diritto di tutti di veder rispettate le leggi senza discriminazione».
Ma così il Pd non rischia la scissione?
«Non lo so. Un partito non vive solo se c’è l’accordo dei gruppi dirigenti ma vive solo se è riconosciuto dagli elettori. Da questo punto di vista il Pd non lo è come dimostra il fatto che ormai ci votano in base alle vecchie appartenenze politiche. Dobbiamo scegliere e poi lanciare un messaggio comprensibile perché gli elettori sono migliori dei loro leader».
Sulla laicità, però, l’Udc è più vicino al cattolicesimo democratico che alla laica Bresso. Perché allearsi, allora?
«Un partito deve avere una linea chiara e su quella cercare di fare alleanze. Nelle coalizioni si possono fare compromessi sulla base di programmi chiari. Sono pronta a fare un’alleanza con l’Udc piemontese non certo con quella siciliana. Serve una coalizione larga dove i progressisti possono allearsi con i centristi ma anche con la sinistra radicale».
Prc e Pdci hanno risposto no grazie. Adesso lei che farà?
«Parto dalla mia attuale maggioranza a cui chiederò un mandato per trattare. La sinistra radicale, però, deve anche capire che cosa vuol fare da grande. Il comunismo, che è stato una grande speranza per i ceti deboli a livello internazionale, adesso nella consapevolezza della stragrande maggioranza delle persone è sinonimo di dittatura, dall’ex Urss, alla Cina, alla Corea del Nord. Ci sono nomi e categorie superate. E’ superato il concetto di classe. Gli ideali restano ma sono superate definizioni come comunismo e anche, forse, socialismo a vedere le recenti elezioni».
Perché allearsi con loro?
«Serve una sinistra, anche radicale. Ma che non viva di stereotipi. Abbiamo un programma di sviluppo alternativo alla destra. Puntiamo sulle energie rinnovabili e non sulle due centrali nucleari che Berlusconi sembra intenzionato a costruire in Piemonte. Il nucleare costa 5 miliardi e se noi investiamo quella cifra sulle rinnovabili creiamo il 10% di Pil. Più ricchezza, più tutela dei soggetti deboli».

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