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BRESSO PROSCIOLTA DA ACCUSA DIFFAMAZIONE, COTA L'AVEVA QUERELATA PER AFFERMAZIONI SU LISTE 'TAROCCATE'
Mercoledì 11 Maggio 2011 14:09
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Il gip di Torino Edmondo Pio ha prosciolto Mercedes Bresso dall'accusa di avere diffamato a mezzo stampa il governatore Roberto Cota. L'intervista che le era stata contestata, dove la Bresso, riferendosi alla questione delle irregolarita' nelle liste elettorali, parlava dei protagonisti come di ''taroccatori'', secondo il giudice ''accede a un fatto 'vero''', almeno nel momento in cui venne pronunciata, e quindi Bresso non puo' essere perseguita. Nell'ordinanza di archiviazione, il gip scrive che l'affermazione sarebbe ''di per se' offensiva'', ma in questo contesto ''costituisce una 'elaborazione critica soggettiva', non imparziale, che caratterizza il giudizio politico''. L'intervista comparve sul quotidiano La Stampa il 17 luglio 2010, all'indomani della decisione del Tar di ordinare il riconteggio di una parte delle schede elettorali. ''Io - aveva dichiarato la Bresso - non sopporto chi bara. Quando per vincere si e' disponibili a scendere a patti con noti taroccatori, questo e' il rischio che si corre ...''. Il riferimento era al fatto che le liste al centro del contenzioso avevano sostenuto la candidatura del leghista Roberto Cota alla presidenza della Regione. Cota aveva presentato una denuncia lamentando il fatto che la sensazione ricavata dalla massa dei lettori era quella di un governatore ''che ha vinto le elezioni con l'inganno e la falsita'''. Il giudice Pio ha detto che la frase ''accede a un fatto 'vero', nel senso che la regolarita' amministrativa di alcune liste che avevano sostenuto il candidato vincitore delle elezioni regionali era, all'indomani della decisione del Tar, ufficialmente e pubblicamente sub judice''. Il termine 'taroccatore', che non era riferito a Cota ma ''all'autore delle firme oggetto della decisione del Tar'' (la lista e' ''Pensionati per Cota'', per la quale e' in corso un processo penale a Torino), e' ''sicuramente offensivo'', ma in un ''contesto di polemica politica'' puo' essere ''scriminato'' se, come in questo caso, indica il ''disvalore delle scelte o di condotte altrui per l'interesse collettivo''. (ANSA).
 
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