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Regionali, faccia a faccia tra la Bresso e i No Tav
Mercoledì 24 Marzo 2010 11:14
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Pubblichiamo, per gentile concessione di Luna Nuova e dell'autore, l'articolo di Massimiliano Borgia sulla visita di Mercedes Bresso ad Avigliana, che riporta fedelmente il confronto avvenuto tra la presidente della Regione Piemonte e i No Tav.

Incontro con i sindaci "scomunicati" del Pd

Mercedes Bresso ha parlato con i No Tav senza essere duramente contestata. E' avvenuto ieri pomeriggio al municipio di Avigliana, dove la presidente uscente e candidata alla Regione per il centrosinistra aveva incontrato i sindaci della valle. Con una trentina di militanti con le bandiere, la Bresso è stata al gioco del contraddittorio rispondendo alle domande che le poneva a nome di tutti l'assessore di Villarfocchiardo Valentina Cancelli, No Tav della prima ora. Con il sorriso elettorale stampato sulla bocca, la presidentessa ha fatto tutti gli sforzi possibili per non cedere alle provocazioni che dalla piccola folla si aggiungevano al contraddittorio. Accanto al lei Sandro Plano, che con i No Tav è alleato nella maggioranza di Comunità montana, una "spalla" che ha nei fatti garantito che il confronto si potesse svolgere senza contestazioni.

E’ avvenuto per caso, ma in questo scorcio finale della campagna elettorale Mercedes Bresso, candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione ha parlato con i No Tav senza essere duramente contestata. Può dire di avere avuto il coraggio di venire in valle di Susa prima del suo rivale Roberto Cota (che verrà in settimana) e di avere addirittura dialogato democraticamente con l’opposizione No Tav senza bisogno di essere protetta dalla polizia.

Con una trentina di militanti con le bandiere, la Bresso è stata al gioco del contraddittorio rispondendo alle domande che le poneva a nome di tutti l’assessora di Villarfocchiardo Valentina Cancelli, No Tav della prima ora. Con il sorriso elettorale stampato sulla bocca la “madama” ha fatto tutti gli sforzi possibili per non cedere alle provocazioni che dalla piccola folla si aggiungevano al contraddittorio. Accanto a lei quel Sandro Plano che con i No Tav è alleato nella maggioranza di Comunità montana, una “spalla” che ha nei fatti garantito se non la serenità almeno che il confronto si potesse svolgere senza contestazioni.

Nella domande quasi retoriche di Valentina Cancelli, il perché della militarizzazione della valle ogni volta che si deve fare un sondaggio, il perché delle cariche della polizia che hanno portato al ferimento di Marinella Alotto (alla Bresso è stata mostrata la sua foto), l’utilità dell’opera, il costo a km del Tav in Italia.

Per la Bresso, che aveva accanto i sindaci del Pd, tra cui la Mattioli e Ferrentino, quel che contava era uscirne nel migliore dei modi e così è stato. Anche perché l’ultima volta che aveva cercato di parlare in valle con Chiamparino e Saitta aveva dovuto rinunciare per l’assedio dei No Tav. Invece questa volta solo botta e risposta. I No Tav non gliele hanno mandate a dire ma lei ha risposto perdendo le staffe solo un paio di volte, però reprimendosi subito. «L’uso delle forze dell’ordine non dipende da me - ha risposto - secondo me la polizia ha anche subito delle provocazioni ma se volete dire qualcosa lo dovete dire al ministro dell’interno Maroni. I sondaggi sono stati validati dall’Osservatorio, sono voluti dagli enti sovralocali e finanziati dall’Unione europea. E’ dovere di tutti i valsusini rispettare le decisioni prese dagli organismi superiori». Dai No Tav la preoccupazione di «mantenere i toni bassi», accettando i ripetuti inviti di Plano al «confronto civile» e alla «buona educazione». Così lo scambio di battute è andato avanti con frasi del tipo: «Non la votiamo». E lei: «Siete liberi di non votarmi e di votare qualcun altro. Siamo in democrazia».

Poi la presidente se n’è andata via in macchina tra gli applausi ironici del drappello che ha continuato nei capannelli le discussioni con gli alleati sindaci del Pd.

L’appuntamento era comunque tra la Bresso e i sindaci del Pd della bassa valle di Susa. Era per le 15,30 nella sala consiliare di Avigliana. Poi i primi No Tav arrivati in piazza Conte Rosso hanno fatto scattare una pantomima. Alle 15 l’incontro con i sindaci sembra debba essere soppiantato da un giretto nel centro commerciale “La primula”, che sorge tra Sant’Antonino e Villarfocchiardo. Il posto è completamente vuoto e persino i negozi sono ancora chiusi. Ad attenderla, Antonio Ferrentino che davvero crede che la Bresso varrà da lui che è di “Sinistra ecologia e libertà” e che con lui andrà a visitare il futuro centro di riabilitazione di Sant’Antonino.

Lì c’è anche la troupe Rai e una parte dello staff della presidente. Nel frattempo arriva un primo drappello di No Tav di Villarfocchiardo. La situazione inizia a farsi nervosa, e la Bresso sembra in ritardo. Ma al telefono la presidente ribadisce che lei ha appuntamento ad Avigliana e che lì intende andare.

Quando alle 16,15 Ferrentino e la Rai arrivano ad Avigliana la Bresso è già lì che espone i progetti per il nodo di Torino sorseggiando un caffè da un vassoio che arriva dal bar di fronte. Di fianco a lei Carla Mattioli, Sandro Plano, Gian Andrea Torasso, Bruno Gonella, Nilo Durbiano, Danilo Bar. Di fronte, alcuni esponenti del Pd della valle di Susa, quelli più volte scomunicati dal partito per le posizioni che devono sostenere per non fare morire l’accordo di Comunità montana con le liste No Tav.

Fuori i No Tav iniziano ad arrivare e circondano il Comune anche dalle uscite posteriori iniziando a picchiare sui vetri. Chiedono di entrare ma la Mattioli, padrona di casa, vuole che entrino senza bandiere (la Rai non le deve filmare, la scenografi a deve essere quella delle bandiere del Pd e del manifesto “vota Bresso”). I No Tav stanno fuori e Plano, dopo avere chiesto la disponibilità della Bresso, accetta la richiesta di un incontro appena finito quello che si svolge dentro la sala consiliare. A tenere la situazione sotto osservazione ci sono solo i carabinieri della stazione di Avigliana e il capitano della compagnia, Massimo Pesa.

Proprio la Comunità montana e le attenzioni per lo sviluppo della valle sono al centro delle richieste dei sindaci. La Bresso annuncia così tre cose: che la legge sulle Comunità montane verrà rivista per smembrare la grande Comunità montana nata dalla fusione tra valle di Susa e val Sangone («E’ troppo grande questa Comunità montana, dovremo prevederne un’altra»); che se il governo dovesse abolire le Comunità montane la Regione continuerà a sostenerle anche a costo di cambiargli il nome; che la valle di Susa non «sarà lasciata da sola solo perché ci sono posizioni diverse sul Tav». A questo proposito la Bresso ha proposto di fare una scrematura dei progetti chiesti dagli amministratori e inseriti nel Piano strategico per il Tav e proporre un elenco «che sia immediatamente finanziabile partecipando insieme a bandi europei». La Bresso ha così anche accolto la richiesta di formare subito dopo le elezioni un «tavolo per la valle di Susa» per discutere di progetti di sviluppo e di assetto ambientale e urbanistico del territorio.

Infine la richiesta, da parte dei sindaci, di accettare la rappresentanza della Comunità montana nell’Osservatorio. Risposta dopo mesi di rifiuti: «Credo che un rappresentante della Comunità montana si possa inserire».

 

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