Le possiamo offrire un caffè? «Grazie, preferisco un tè». Comincia così “colazione in redazione”, il primo degli incontri tra i giornalisti di CronacaQui e i protagonisti della politica in vista delle elezioni amministrative per la Regione Piemonte.
Tanto che il Comune si è rifiutato di firmare il protocollo d’intesa per dare il via ai lavori...
«Capisco che per il Comune è importante che la struttura resti in città. Ma con l’assessore Viano avevamo già verificato che a Torino non c’è nessuno spazio per fare la Città della Salute. E neanche l’ipotesi che fa Cota ha un senso: l’area nord è vincolata, non si può. La sua localizzazione non può che essere lungo l’asse di corso Marche».
Ma perché allora non è stato firmato il protocollo d’intesa prima delle elezioni?
«Forse qualcuno spera che io non vinca e il progetto possa cambiare».
Qualcuno in Comune?
«No, non credo in Comune, magari nell’Università. Una parte è d’accordo e una parte no. Io nel frattempo ho ricordato a tutti che Novara va avanti. E noi siamo fermi».
C’è stato uno sgarbo da parte di Chiamparino?
«Io spero e penso di no, perché comunque sarebbe un danno per tutti. Un nuovo ospedale alle Molinette, dove verrà costruita anche la torre operatoria, sarebbe comunque una grande opportunità per la città».
In generale come sono i suoi rapporti con Chiamparino?
«Buoni. Poi per chi fa politica è normale avere delle ambizioni. Se io avessi detto che non mi candidavo, probabilmente si sarebbe presentato lui. Non c’è mica niente di male».
Che presidente sarebbe stato?
«Io ho sempre detto che secondo me lui è più bravo come politico che come amministratore. Io sono più brava come amministratore che come politica»
Che voto darebbe alla sua amministrazione in Comune?
«Il voto l’hanno già dato i cittadini. Io da torinese mi trovo bene, la città è bella e ben gestita. Le opere pubbliche vanno avanti, grazie anche ai contributi della Regione».
Meglio Bersani o Chiamparino?
«Secondo me Bersani è il miglior politico che c’è in Italia. Ritengo che Chiamparino quando avrà finito il mandato da sindaco possa essere utilizzato a livello nazionale. Nel dopo Berlusconi lo vedo bene come ministro».
Meglio Chiamparino ministro che segretario?
«Secondo me sì, l’esperienza da sindaco può aiutarlo. E poi il posto di segretario è già occupato da Bersani. E’ il meglio, non c’è bisogno di cambiarlo».
Bersani, Chiamparino... Ma un politico sotto i 40 anni no?
«Un diciottenne, se lo mandiamo a fare il deputato, lo roviniamo. Da giovane devi fare militanza e occuparti delle tue competenze. E fare tanta gavetta: non ha senso avere un ministro che non ha mai amministrato neanche un comune o non sa cos’è una delibera. Per fare qualcosa in politica devi avere qualcosa “in pancia”, ma è la vita che te lo insegna, non la politica».
Che voto dà ai suoi cinque anni di governo?
«Otto e mezzo»
E a Berlusconi?
«A questo governo zero. Il secondo mandato Berlusconi ha fatto delle cose buone, come il rapporto con gli enti locali. Ora con loro non si riesce nemmeno a parlare: è un governo impresentabile, non si occupa d’altro che degli interessi del primo ministro».
Il voto a Cota?
«Non l’ho mai visto governare. Ma è uno dei tanti che da quando sono giovani non fanno altro che politica. La mia definizione su di lui l’ho data: così giovane e già così banale».
Ma ci sarà una qualità positiva...
«Se c’è non la conosco. Lui si presenta come la faccia pulita della Lega però intanto la Lega è lì, con lui, e ha atteggiamenti sempre più squadristici. Io non so cosa ha combinato nella vita: lui sostiene di aver fatto l’assessore alla Cultura, ma io non sto a Novara e non posso giudicare. Certo fa l’avvocato ma esercita davvero? Fa parte di quella categoria di professionisti della politica che a me piace poco, anche all’interno del mio partito».
Donne nella squadra?
«Contano molto e sempre. Il listino sarà per metà in rosa»
Il listino è però considerato lontano dalla gente. Si poteva abolirlo, non crede?
«Ero favorevole alla sua abolizione. Mi sarebbe piaciuta una nuova legge con due principi: riplasmare il premio di maggioranza e portare le preferenza a due, una per genere».
Indennità di fine mandato?
«Cambieremo la legge, lo prendo come impregno. Certo, poi il Consiglio la deve votare...»
Capitolo assessori. Non sarebbe opportuno nel formare la squadra ricorrere il meno possibile all’esterno?
«No, è proprio il contrario. È un errore che non sia un vincolo il principio che gli assessori non siano consiglieri. L’esecutivo deve essere separato dal l’assemblea legislativa».
La Corte dei Conti parla di tangenti abitudinarie nel mondo della sanità. Secondo lei c’è un sistema o ci sono i “furbetti” come li chiama Cota?
«No, non c’è un sistema. E non so cosa intenda Cota per “furbetti”. Se sono ladri chiama moli ladri».
Lei conosce un corrotto che non ha candidato?
«Sì, ci sono persone che mi sono state proposte e che non ho voluto candidare perché non mi fido».
Qual è il suo messaggio ai piemontesi?
«È quello dei manifesti: avanti Piemonte, insieme si vince la sfida del futuro e si torna a crescere e a creare occupazione e lavoro»
Andiamo sul personale. Chi è Mercedes Bresso?
«Ho fatto tanti mestieri, ho cominciato insegnando matematica nelle medie, poi alla Regione Lombardia occupandomi di programmazione, ho fatto l’assistente e poi il professore universitario. Considero la politica una malaria: una cosa che periodicamente ti ritorna. Ho sempre fatto attività politica nei movimenti, poi il consigliere regionale continuando a insegnare e facendo ricerca, e a un certo punto mi sono trovata ad essere una professionista della politica».
Ne vale la pena, dunque?
«Sì. Non avrei voglia di andare in Parlamento a fare lunghissimi dibattiti. Sono una persona curiosa, una “curiosa gialla” per citare un vecchio film»
E questo quanto tempo libero le costa?
«Ho il rimpianto continuo, perché fare politica toglie spazio alla vita privata. Ho finito il mio nuovo libro e non sono riuscito neanche a rileggerlo. Il giorno delle elezioni, dopo aver votato, cerco una piscina e vado a nuotare. La sofferenza c’è, però vince la passione».
Si considera una persona di potere?
«Non sono una persona di potere Cota ogni tanto dice che io frequento i salotti buoni. Ma io non ho mai ricevuto un invito nelle case della borghesia torinese. Mai una volta in tanti anni».
Ultimo libro che ha letto?
«Sto leggendo libro di Hertha Muller. Non è male, ma non sono entusiasta»
L’ultimo film?
« L’ho visto a Parigi, si chiama “Agorà” ed è la storia di Hypatia, la scienziata egizia che fu lapidata dai cristiani. È sul conflitto fra scienza e religione»
Meglio scienza o meglio religione?
«Io sono per la scienza, ma sono due campi diversi. Di solito quando la religione vuole entrare nel campo della scienza produce un arretramento. E quando le due cose configgono producono solo disastri».
E il caso Eluana?
«Si è trattato di un conflitto fra politica e scienza. Se la politica irrompe in queste tragedie fa solo danni».
Vacanza preferita?
«Amo i viaggi, in particolare nelle città d’arte»
Musica?
«I cantautori italiani. Poi musica classica, romanze liriche, il country, il jazz, il rock».
Toro o Juve?
«Juve»
Piatto preferito?
«La pasta, in tutti i modi».
Segno zodiacale?
«Cancro, ascendente Leone, ma non sono sicura. Eppure in passato ho fatto persino l’astrologa quando il mio primo marito aveva una rubrica di astrologia su alcuni giornali. Si trattava di rispondere a casa ai lettori e io mentre facevo l’insegnante di matematica mi occupavo anche di quella rubrica».
Ma lei ci crede?
«No, assolutamente. Però ho un portafortuna a forma di quadrifoglio. Non sono superstiziosa, ma non si sa mai».
Sciarpa lilla, anello viola...Il suo colore preferito?
«È il verde, anche se è il colore dei miei avversari».
Stilista?
«Tendenzialmente non amo gli stilisti. Ma se dovessi scegliere, direi Valentino.».
Parrucchiere?
«Si chiama Franco, ci vado da anni, da quando ero presidente della Provincia».
Orologio?
«In questo momento ho un orologio delle ferrovie svizzere».
Auto?
«Una Panda metano/benzina. Ho sempre avuto Fiat e sempre macchine piccole. Peccato sia fatta in Polonia. Torino sarebbe meglio...».
Ecco, come spingerete la Fiat a rivalutare Mirafiori e il lavoro torinese?
«Tratteremo con Fiat perché da un lato si mantenga in Piemonte il cervello del sistema, e poi si produca una quota di rilevanza di quelle auto che dovrebbero venire prodotte in Italia. Diciamo qualche centinaia di migliaia».
Lo statista del cuore?
«Spinelli. Perché sono una federalista europea. Lui al confino è stato l’uomo che ha pensato all’unificazione europea»
Momento più bello di questi cinque anni?
«Quando mi hanno portato la Phylla. Poi non so se riusciremo a farla davvero. Ma questa è la strada del futuro, un’auto elettrica ma che si produce elettricità da sola. Per me la green economy è la chiave di volta del futuro».
E il più brutto?
«Quando ci siamo resi conto che stavamo entrando nella crisi più grave dal 1929».
Andrea Gatta
Paolo Varetto
PUBBLICATA SU "CRONACA QUI" DEL 27 FEBBRAIO 2010

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