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Martedì 09 Aprile 2013 15:45 |
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Per venire incontro alla domanda di maggiore apertura delle istituzioni europee e per consentire una maggiore partecipazione alle attività dell’Unione, la Commissione europea ha lanciato lo scorso anno l’Iniziativa europea dei cittadini, che trova il proprio fondamento giuridico nelle disposizioni del Trattato di Lisbona entrato in vigore nel 2009. A partire dall’aprile 2012, il Diritto d'iniziativa dei cittadini europei consente loro di prendere direttamente parte alle politiche dell'UE, raccogliendo almeno un milione di firme su un particolare tema e presentando la proposta alla Commissione europea, responsabile di analizzarla ed eventualmente di avviare le procedure per l’approvazione di un provvedimento legislativo. I cittadini possono rendersi protagonisti della vita europea proponendo iniziative legislative in un settore di competenza dell’Unione europea nel quale la Commissione abbia la facoltà di presentare una proposta di atto giuridico. Affinché una proposta sia portata all’attenzione della Commissione, devono essere raccolte almeno un milione di firme tra cittadini di sette o più paesi dell’Unione, con un numero minimo di firme per ciascuno dei paesi interessati. Fino ad ora sono state avviate le procedure per le14 iniziative legate ai diritti di cittadinanza e alla tutela del clima e ai diritti sociali come il reddito di base incondizionato, ma anche su temi legati alla vita quotidiana come i limiti di velocità delle automobili nei centri urbani. Molte di esse sono ancora aperte all’adesione, il primo blocco di iniziative chiuderà la raccolta di firme il prossimo 11 novembre. Un anno dopo il suo lancio, si è svolto oggi un evento per analizzarne gli effetti e i possibili miglioramenti, organizzato dal Comitato Economico e Sociale e dal Comitato delle Regioni dell’UE, durante il quale è stato anche presentato un rapporto di valutazione.
Per maggiori informazioni:
Sito web dell’Iniziativa
Guida all’Iniziativa |
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Giovedì 04 Aprile 2013 13:43 |
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Mappatura, formazione e informazione, elaborazione di programmi di rimozione, uniforme riconoscimento a livello europeo delle malattie legate all’amianto, sostegno alle associazioni delle vittime e lancio di strategie per un divieto mondiale relativo all’amianto: queste le priorità individuate dal Parlamento europeo con la Risoluzione approvata a larga maggioranza (558 voti favorevoli e 51 contrari) lo scorso 14 marzo. Nonostante la presa di coscienza a livello europeo resta ancora molto da fare per mettersi alle spalle definitivamente questo problema. In Europa le iniziative sono state diverse: a partire da un primo gruppo di esperti della Commissione europea che già nel 1977 confermava la pericolosità di questo minerale. Si era poi giunti alla Direttiva numero 77 del 1999, nella quale si sottolineava come non fosse stato ancora stato individuato un livello massimo di esposizione sotto il quale l'amianto non presentasse rischi cancerogeni, oppure alla Direttiva numero 148 del 2009, che riaffermava l’impegno dell’Unione per proteggere i lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione all’amianto. In quasi tutti i paesi europei, tuttavia, l’amianto è ancora presente in edifici pubblici e privati, oltre che in un gran numero di navi, treni, macchinari, bunker, tunnel, gallerie, tubazioni delle reti acquedottistiche pubbliche e private, rappresentando un pericolo concreto per la salute di tutti. Considerando quindi l’estrema pericolosità di questi residui di amianto, il Parlamento ha chiesto che l’Unione europea si attivi concretamente per mappare la presenza su tutto il territorio europeo, che predisponga adeguati piani di gestione dei rischi, che garantisca la disponibilità di una sufficiente informazione per i lavoratori e cittadini che vi potrebbero entrare in contatto e che migliori l’efficienza dei programmi di censimento eventualmente già attivi nei diversi Stati membri. Tutto questo con l’obiettivo finale di cancellare definitivamente ogni presenza di amianto in Europa entro il 2028.
Per maggiori informazioni: Risoluzione del Parlamento europeo del 14 marzo 2013 Report of the European Parliament on asbestos related occupational health threats and prospects for abolishing all existing asbestos Progetto “Ambiente e tumori” - Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) Intervista al promotore della Risoluzione, Stephen Hughes, Vice Presidente del Gruppo Socialisti e Democratici al Parlamento europeo |
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Giovedì 28 Marzo 2013 14:14 |
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Lo scorso 28 febbraio il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto un accordo per la creazione di uno schema di supporto e investimento rivolto ai giovani, la “Youth Guarantee". Si tratta di un sistema di garanzia che ha lo scopo di offrire a tutti i giovani di età inferiore ai 25 anni, che abbiano perso il posto di lavoro o che non riescano a trovare un’occupazione dopo il ciclo scolastico, un’opportunità per il proprio futuro, con la possibilità di poter:
§ accettare un’offerta di lavoro adeguata § intraprendere un ulteriore percorso di formazione § essere coinvolti in un apprendistato o tirocinio
Secondo l’accordo raggiunto da parte degli Stati membri dell’UE, tale offerta dovrebbe essere formulata entro quattro mesi dalla cessazione del lavoro o dal termine del percorso d’istruzione formale e tutti i governi nazionali dovrebbero attivare queste misure entro il 2014, anche se sono previste possibilità di rallentare l’entrata in vigore di alcuni aspetti della norma per i paesi colpiti da gravi difficoltà economiche. La "Youth Guarantee" ha lo scopo di prevedere una transizione graduale tra scuola e lavoro, per favorire l'integrazione nel mercato occupazionale e fare in modo che i giovani non siano emarginati dalla società. Si tratta di una serie di misure estremamente importanti in primo luogo per venire incontro a un problema sociale di smisurata gravità quale quello della disoccupazione giovanile, che in alcuni paesi europei tocca percentuali altissime, e in secondo luogo per riaffermare il richiamo espresso da molti cittadini per un’Europa più attenta alla crisi sociale ed economica. Questo risultato è stato reso possibile anche grazie agli sforzi compiuti dal Gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo e grazie al convinto sostegno del Commissario europeo per gli affari sociali, László Andor. Il Programma sarà finanziato dal budget dell’Unione, che prevederà un primo stanziamento di 6 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, di cui metà sarà messo a disposizione dal Fondo Sociale Europeo (FSE) e metà invece giungerà da una linea di finanziamento dedicata.
Per maggiori informazioni:
http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/andor/headlines/news/2012/12/20121205_en.htm
http://video.consilium.europa.eu/webcast.aspx?ticket=775-979-12571 |
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Lunedì 18 Marzo 2013 11:23 |
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Il Parlamento europeo (PE) ha espresso parere negativo sulla proposta elaborata dal Consiglio per il Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020 (QFP), respingendo “l'accordo nella sua versione attuale” per non aver riflesso adeguatamente le priorità e preoccupazioni dell’assemblea stessa. Il punto che sembra essere irrinunciabile per il PE è legato alla soluzione del problema dei pagamenti arretrati del 2012, che dovrà essere risolta prima di proseguire nelle trattative per il bilancio dei prossimi sette anni. Il Parlamento, inoltre, ha chiesto che gli Stati membri si impegnino formalmente a pagare nel 2013 tutte le fatture in scadenza, in modo da evitare di trasferire il deficit nel nuovo QFP, anche alla luce del fatto che secondo i trattati l’Unione europea non può avere un bilancio in deficit. Le richieste del PE, tuttavia, non si fermano qui. Nel tentativo di riaffermare la “determinazione a esercitare pienamente le proprie prerogative legislative previste dal trattato di Lisbona”, come si legge nella Risoluzione approvata il 13 marzo, i parlamentari europei hanno anche informato il Consiglio che accoglieranno un nuovo compromesso solamente se soddisferà alcune condizioni: dovrà essere un bilancio “moderno, lungimirante, flessibile e trasparente”. Sufficientemente flessibile per adattarsi alle mutevoli condizioni economiche e sociali europee e dei singoli Stati e per consentire alla prossima Commissione europea e al prossimo PE (a seguito delle elezioni europee previste per la primavera 2014) di procedere a un eventuale riesame dell’intero bilancio. Sono state avanzate, inoltre, richieste per consentire all’UE di poter godere di maggiore autonomia finanziaria attraverso la predisposizione di risorse proprie che portino il contributo diretto degli Stati a non superare il 40% del totale. Infine, il PE ha anche espresso la propria preoccupazione circa il pericolo che il bilancio 2014-2020 così come proposto dal Consiglio possa risultare insufficiente a coprire le spese per gli impegni politici previsti dall’UE per il settennato. Secondo il Parlamento, rischierebbero di rimanere sotto finanziati importanti programmi simbolo dell’Unione quali Erasmus, Programma quadro di ricerca e il Fondo sociale europeo. A questo punto la procedura di approvazione prevede che siano avviati negoziati tra le parti, PE e Consiglio, facilitati dalla Commissione europea, con l’obiettivo di giungere a un compromesso nel più breve tempo possibile. L’incertezza per l’approvazione del bilancio, infatti, si riflette poi sulla programmazione di tutte le iniziative di finanziamento europee che rappresentano una fonte importante d’investimento per gli stati membri, per le regioni ed enti locali, così come per imprese, lavoratori e mondo della ricerca.
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Mercoledì 13 Marzo 2013 15:23 |
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In vista del prossimo Consiglio dei capi di stato e di governo e durante i lavori del Parlamento europeo che dovrà esprimere un parere sull’accordo per il Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020 approvato dagli Stati membri lo scorso 8 febbraio, Mercedes Bresso, Prima Vicepresidente del Comitato delle Regioni, ha preso parte a un vertice con il Presidente del Consiglio UE Van Rompuy, il Commissario per la politica regionale Johannes Hahn e rappresentanti delle regioni e degli enti locali europei. Sul tavolo del confronto innanzitutto il futuro del budget europeo, sia in termini di impegno finanziario che di scelte relative alla sua struttura: il Comitato delle Regioni ha rilanciato la proposta del Parlamento per un bilancio UE più flessibile e adattabile nel prossimo futuro alle variazioni del contesto economico e sociale europeo ed internazionale. Ha confermato inoltre la propria preoccupazione per il problema del divario consistente tra impegni (spesa teorica messa a bilancio) e pagamenti (disponibilità finanziaria effettiva), ha riaffermato la necessità di trovare soluzioni rapide per dotare l’UE di risorse proprie e diminuire quindi la dipendenza dalle concessioni finanziarie degli Stati membri e ha chiesto ancora una volta che venga mantenuta la centralità della Politica di coesione quale strumento fondamentale per la ripresa economica. Sono stati affrontati anche i problemi legati all’attuazione della Strategia Europa 2020, che dovrebbe essere concretizzata attraverso lo strumento del Semestre europeo, ma che purtroppo ancora oggi vede un insufficiente coinvolgimento degli enti locali e regionali che sarebbero in grado, secondo il Comitato delle Regioni, di fornire un contributo decisivo per spingere le economie europee verso l’uscita dalla crisi. A fianco della più ampia questione legata al bilancio europeo per i prossimi sette anni, non si può dimenticare anche il dibattito che diverrà centrale nelle settimane e mesi a venire circa il problema del controllo europeo sui bilanci nazionali. Con l’entrata in vigore delle norme previste dal Trattato di stabilità, coordinamento e governance, tutti i paesi dell’Unione europea (ad eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca che non hanno accettato l’accordo) dovranno rispettare alcune disposizioni in materia di bilancio interno, tra le quali la più significativa è il cosiddetto vincolo di bilancio, secondo il quale la posizione di bilancio della pubblica amministrazione dei paesi firmatari dovrà essere in pareggio o in avanzo. (segue, cliccare sul titolo)
foto: http://www.flickr.com/photos/cor-photos/sets/72157632980618726/
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Gentile Pesidente, lei dice che bisogna investire ...
Gentile Sig.ra Bresso, ho appena letto le ultime f...