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LE REGIONI E UN GOVERNO CHE PARLA EUROPEO
Lunedì 28 Novembre 2011 15:14
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bandiera_eu Per anni regioni ed enti locali italiani si sono battuti in Europa in assenza di una strategia nazionale e le nostre prospettive si sono deteriorate in diversi negoziati. Ora, un governo che include quanto di meglio l'Italia ha espresso nelle istituzioni comunitarie, può portare più Europa in Italia - in termini di qualità gestionale e strategie di sviluppo – e più Italia in Europa, restituendoci un trattamento giusto nelle politiche comuni e rilanciando il progetto comunitario con coraggio e competenza. La priorità sono l'Euro e la governance finanziaria, che richiedono una gestione comune del debito e meccanismi di difesa simili a quelli delle altre valute. Una partita che per le regioni presenta ulteriori pericoli, come l'ipotesi di un blocco dei fondi strutturali nei Paesi che sforano sul deficit. Un'Italia credibile può proporre meccanismi di controllo alternativi, salvando l'unico strumento pluriennale per lo sviluppo rimasto ai territori.  Tra le questioni vitali per regioni e città c'è poi la riprogrammazione dei fondi 2007-2013 per il Sud. Dopo il taglio al cofinanziamento nazionale, bisogna salvare le risorse comunitarie e concentrare gli investimenti governativi sulle priorità emerse in questi anni di recessione, rispettando i vincoli territoriali. Una terreno su cui il ministro Barca - consulente degli ultimi due commissari alle politiche regionali – desta fiducia a Bruxelles e in tante amministrazioni locali. La sua conoscenza dei regolamenti e il suo impegno nel definire obiettivi misurabili per le politiche europee saranno preziosi anche nel negoziato sul budget 2014-2020 dell'Unione, in cui ci ritroviamo su posizioni euroscettiche e favorevoli a tagli. Una strategia da rivedere subito, così come, per le politiche di coesione, va riesaminata l'opposizione a un trattamento ad hoc per le regioni a sviluppo intermedio – per noi si tratta di Basilicata, Sardegna, Molise e Abruzzo. Chiarito l'impatto sulla dotazione delle altre regioni, dovremo difendere le politiche regionali dialogando con gli altri grandi beneficiari, Spagna e Polonia. Idem per l'agricoltura. Diversi Paesi subiranno tagli nella fase 2014-2020 ma l'Italia, con la proposta attuale, perde più di Spagna e Francia. Possiamo recuperare e garantire che le disparità tra beneficiari finali si superino senza strappi eccessivi nel tessuto imprenditoriale. Per questo, molti territori guardano con speranza al profilo europeo del ministro Catania.  Ma oltre al "quanto" è decisivo intervenire sul "come" si spende, visto che l'Italia non riesce a usare appieno le risorse disponibili.  Lavoreremo a Bruxelles per regole migliori, ma, al contempo, vanno superati i nodi burocratici nazionali che rallentano la spesa. E' la strada per aprire una nuova stagione di investimenti più efficienti e produttivi.

Mercedes Bresso

(pubblicato su L'Unità del 26 novembre 2011)

 

 
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