La visita in Libia del presidente Monti e la missione in Egitto del ministro Terzi hanno riacceso per un attimo i riflettori su quanto sta accadendo a sud dell’Europa in crisi, riportando in agenda i rapporti con i Paesi del Mediterraneo e il loro risveglio democratico minacciato da interessi e forze reazionarie. È ancora sotto i nostri occhi lo sgretolamento di poteri oligarchici consolidati che ha stravolto l’equilibrio geo-politico di una delle aree più complesse del pianeta, dove lo sfruttamento di immense risorse naturali determina una profonda conflittualità ed un eterno squilibrio sociale. E’ fondamentale che l’Italia, per la sua posizione geografica e per la sua storia, recuperi un ruolo internazionale più incisivo, oltre che a Bruxelles, nei rapporti con i partner di quest’area. Questo sforzo, tuttavia, non può limitarsi a tutelare la continuità delle nostre relazioni economiche col Nord-Africa. Serve invece una profonda rottura col passato, soprattutto sul piano politico e culturale, che ci porti a guardare con più coraggio e attenzione ai Paesi in cammino verso una maggiore apertura democratica e a cogliere nuove opportunità di cooperazione in settori decisivi come la sostenibilità, la sicurezza, la tutela dell’ambiente, la ricerca. Bisogna mettere in campo le necessarie risorse e una nuova capacità di relazione e di collaborazione. E’ questo l’impegno che oggi porterà a Bari decine di presidenti di regione, sindaci e amministratori provenienti dai Paesi europei ed extraeuropei che si affacciano sul Mediterraneo, per la sessione plenaria dell’Assemblea Euro-Mediterranea delle amministrazioni locali e regionali (Arlem), inserita nell’ambito di Mediterre, il cantiere Euromediterraneo della sostenibilità promosso dalla Regione Puglia, e realizzata in sinergia con il Comitato delle Regioni dell’Unione Europea. Siamo convinti che mentre affrontiamo la crisi dell’Euro e cerchiamo una strada comune per tornare a crescere, non possiamo chiudere gli occhi sulle opportunità e sui doveri connessi al ruolo dell’UE e dell’Italia in un’area strategica come questa. E il successo dell’Arlem mostra che possiamo contare su un importante patrimonio di esperienze. Per anni, a fronte delle difficoltà dei governi centrali – si pensi agli annunci di Sarkozy sull’Unione per il Mediterraneo, non seguiti, purtroppo, dai risultati attesi - regioni e città mediterranee hanno collaborato intensamente in progetti finanziati con fondi europei. L'Arlem è nata a valle di questo percorso, come spazio di cooperazione istituzionale e amministrativa in cui condividere impegni comuni, promuovere reti di buone pratiche e costruire una dimensione di sviluppo Euromediterranea.
La priorità di quest’anno è il contrasto alla mutazione climatica e alla desertificazione che accentua l’esodo di grandi masse di migranti (gli “ecoprofughi”) verso le periferie urbane. In agenda la gestione delle risorse idriche, il sostegno alle piccole e medie imprese e la valorizzazione del patrimonio artistico e ambientale. Un patrimonio che, a 20 anni dalla prima Conferenza mondiale sul Clima di Rio, intendiamo tutelare e promuovere in una direzione sempre più sostenibile, puntando sugli elementi che accumunano i nostri Paesi come la centralità della risorsa mare e la biodiversità eco sistemica.
Al di là dei mille convegni sul Mare Nostrum e di uno spazio di libero scambio finora solo annunciato, città e regioni continuano a lavorare per avvicinare comunità locali sempre più legate e interdipendenti. La delicata situazione attuale richiede, però, la mobilitazione di tutte le energie istituzionali, da Bruxelles ai governi nazionali, agli enti territoriali, per attivare nuovi investimenti e accordi di cooperazione capaci di sostenere lo sviluppo di società più aperte e democratiche, protagoniste di una trasformazione fondata sui diritti, sull’innalzamento della qualità e delle prospettive di vita, sulla giustizia sociale e su un nuovo dinamismo imprenditoriale. E’ una chance storica che l’Europa e l’Italia devono assolutamente cogliere, per ragioni più che mai evidenti sul piano politico, civile, culturale ed economico.
Mercedes Bresso, presidente del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia
L'Unità 30 gennaio 2012

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Gentile Pesidente, lei dice che bisogna investire ...
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