Il futuro dell’Unione europea

Partiamo da un dato di fatto, il Parlamento europeo non ha trovato un accordo sulle proprie priorità rispetto al programma della Commissione per il prossimo anno. Il 2018 è un anno fondamentale per l’Unione perché verranno tradotti in accordi e atti legislativi alcune delle proposte pubblicate dalla Commissione Juncker sul futuro e sull’assetto dell’Europa. È anche l’anno in cui si discuterà della nuova finanziaria settennale dell’Unione. Se da un lato la mancanza di un accordo tra le forze europeiste in seno al Parlamento europeo sul programma della Commissione europea non è un buon segnale, bisogna riconoscere che il documento maggiormente votato, ma che non è riuscito a raggiungere una maggioranza, è quello del Gruppo socialista e democratico. Nel nostro documento non ci siamo limitati a definire cosa vogliamo per l’anno prossimo dalla Commissione, tra direttive e regolamenti o buoni auspici, ma abbiamo definito in modo chiaro l’Europa del futuro da cui ripartire con una visione comune insieme alle altre forze pro-europee: un’Europa delle persone, con priorità chiare e tangibili, che” agisca molto meglio insieme sulle priorità che stanno a cuore ai cittadini”.

Al primo posto un’Europa che protegga e migliori le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini, con un quadro normativo certo in materia di lavoro dignitoso e che garantisca ad ogni lavoratore l’accesso ai diritti fondamentali in ambito sociale e lavorativo; una garanzia per l’infanzia, in grado di assicurare a tutti i bambini il diritto all’assistenza sanitaria gratuita e ad un alimentazione e alloggio adeguati. Per tutto questo serve un bilancio aggiuntivo per la zona euro basato su risorse proprie.

Una strategia europea sostenibile in grado di rilanciare l’economia europea, attraverso la tutela della qualità e delle eccellenze dei nostri territori in campo industriale e agricolo, e che renda l’Unione leader mondiale nella lotta al cambiamento climatico, portavoce nel mondo del rispetto degli accordi di Parigi. Un ragionamento sul futuro dell’Europa non può prescindere dalla necessità di rispondere ad un fenomeno migratorio in costante aumento, che si sta rivelando come la più grossa crisi umanitaria del dopoguerra. L’Europa deve giocare la sua parte rispondendo unita e non secondo logiche elettorali nazionali, attraverso una ripartizione degli oneri, ma anche attraverso un piano di investimenti, come il Migration Compact, che faciliti e supporti lo sviluppo economico africano.

Infine una difesa comune in grado di rispondere a una situazione internazionale e geostrategica sempre più complessa e delicata sia sulle sponde del Mediterraneo che oltreoceano. Difesa che sempre di più è sinonimo di lotta al terrorismo. In questo il governo Italiano ha avuto da sempre posizioni avanzate, aspettiamo che aderisca alla cooperazione rafforzata che permetterà agli Stati membri dell’Ue di cooperare in modo strutturato.