Brexit, a Londra per ribadire che i diritti dei cittadini sono priorità

In visita a Londra e Manchester per discutere del futuro dei cittadini europei nel Regno Unito e di quelli britannici in Europa. Una visita, quella della settimana scorsa, utile a ribadire alla comunità europea in Gran Bretagna che l’Unione europea c’è e si sta interessando del loro futuro.

A Manchester ho incontrato un folto gruppo di cittadini italiani e i rappresentanti di diverse organizzazioni: i Comites, i patronati, la Camera di Commercio italo-britannica, un rappresentante degli imprenditori italiani in UK, e l’associazione 3 millions, che riunisce tutti i cittadini Ue in Gran Bretagna; a Londra ho incontrato invece l’ambasciatore italiano e i rappresentanti delle organizzazioni londinesi degli italiani, oltre all’associazione 3 millions che ha organizzato la mia visita.

Due giorni utili per fare il punto sullo stato delle negoziazioni con un occhio di riguardo alla trattativa relativa ai diritti dei cittadini. I diritti dei cittadini hanno avuto priorità assoluta nella trattativa tra Unione europea e governo inglese. Tema difficile perché siamo di fronte a milioni di persone e a un’ampia gamma di situazioni giuridiche e a numeri elevati, si pensi che la comunità italiana nel Regno Unito è di circa 600 mila connazionali stabilmente residenti. Senza dimenticare la questione dei cittadini britannici in Europa, non pochi visto che sono stimati a 1.200.000.

Nella discussione i principi generali sono ormai condivisi, in particolare il fatto che coloro che risiedono nel paese da più di cinque anni dovrebbero mantenere tutti i diritti che avevano, compresi i loro congiunti e le loro famiglie. Manca l’accordo sulla giurisprudenza in caso di contestazioni o ricorsi: per l’UE dovrebbe intervenire la Corte Europea di Giustizia; l’UK chiede invece che venga creata una corte ad hoc congiunta. Si tratta di uno dei punti più controversi. Ci sono però buone speranze che si raggiunga un accordo anche perché gli inglesi hanno accettato sia che i principi generali dell’applicazione dei diritti siano stabiliti dalla Corte Europea, sia che l’accordo non possa essere modificato unilateralmente.

Il diavolo, però, è nei dettagli e ci sono tante situazioni a cui si deve dare una risposta. Quale tutela ad esempio avrebbero i coniugi futuri o i figli nati dopo l’uscita? Un solo esempio dei mille diversi problemi pratici che si possono presentare. Senza dimenticare il fatto che in Gran Bretagna non ci sono carte d’identità e che quindi è difficile certificare in modo certo gli anni di permanenza. Inoltre la preoccupazione dei nostri concittadini è legata al fatto che dopo l’uscita dalla Ue si potrebbe creare un clima persecutorio nei loro confronti, come sta già avvenendo in alcuni casi.

La mia due giorni inglese è stata molto utile per confrontarmi con i cittadini europei sulle diverse questioni pratiche che devono essere affrontate in modo da essere meglio informata sulle situazioni concrete. I tre punti principali del trattato di uscita sono lo stato dei diritti dei cittadini, l’accordo finanziario, sul quale le posizioni sono ancora lontane, e la situazione dell’Irlanda per la quale si sta cercando una formulazione che consenta di evitare il ripristino di una frontiera con l’Ulster, senza tuttavia lasciare l’Unione con una frontiera interrotta e senza controlli. Tema non facile.

I cittadini europei nel Regno Unito vorrebbero che l’accordo che li riguarda fosse tema di una trattativa separata dagli altri, allo scopo di fornire loro al più presto delle certezze. Purtroppo, come ho cercato di spiegare, il trattato di uscita sarà uno solo e dovrà comprendere tutti gli aspetti relativi alla Brexit, oltre al quadro delle future relazioni. Tuttavia una volta raggiunto un accordo sui cittadini questo sarà reso pubblico come tutti i documenti relativi al negoziato e c’è quindi una ragionevole certezza che non venga più modificato.

Il quadro futuro è anche molto importante per definire le condizioni per i nostri connazionali che si recheranno in futuro in UK. Più sarà un accordo prossimo al mercato unico, cioè a quello attuale, più dovrebbe venire garantita anche la libera circolazione dei lavoratori e dei cittadini dell’Ue. Un lavoro, quello di questi mesi, complesso ma utile a ridurre al minimo per noi e per loro, i danni del referendum.

Per essere sempre aggiornati sull’Europa seguitemi

Newsletter:  www.mercedesbresso.it

su Telegram: https://telegram.me/mbresso

su Twitter: https://twitter.com/mercedesbresso

su Facebook: https://www.facebook.com/mercedesbresso/