Esteso al 2020 il Fondo europeo di investimenti strategici

Era l’aprile del 2015 quando veniva avviato il Fondo europeo di investimenti strategici (EFSI) come strumento per rilanciare la crescita della zona euro affrontando il problema fondamentale del crollo degli investimenti a seguito della crisi. Un’iniziativa fortemente voluta dal Parlamento europeo e dalla Commissione Juncker.

Il bilancio è assolutamente positivo, gli obiettivi che ci eravamo posti sono stati raggiunti e a maggio 2017 erano già stati finanziati progetti per 194 miliardi di euro, pari a circa il 62% del totale previsto; a beneficiare del Fondo europeo di investimenti strategici oltre 416 mila piccole e medie imprese.

Per questi motivi la Commissione europea ha proposto un rinnovo di EFSI con un raddoppio della durata e un raddoppio delle risorse, portandole a 500 miliardi fino al 2020. Il provvedimento è stato fortemente voluto dal Gruppo S&D al Parlamento europeo. Ne abbiamo discusso ieri mattina e prima di tutto ho voluto ringraziare i colleghi che si sono impegnati per raggiungere questo importante risultato lavorando seriamente e in modo duro.

La Commissione per lo sviluppo regionale, per la quale io sono stata relatore in materia di estensione e ampliamento del Piano Juncker, aveva posto alcune questioni presentando alcuni emendamenti che sono stati sostanzialmente accolti: una migliore distribuzione territoriale; un maggiore coinvolgimento delle regioni e degli enti locali soprattutto in quei progetti che vedano convergere il Fondo europeo di investimenti strategici e fondi strutturali; un supporto alle Regioni in transizione e a quelle della coesione; un migliore utilizzo delle piattaforme nazionali e regionali e anche di quelle macroregionali e transfrontaliere; un controllo dell’effettiva addizionalità degli investimenti anche valutandone i criteri a livello locale e regionale.

Sono convinta che il Fondo europeo di investimenti strategici debba diventare uno strumento permanente di finanziamento degli investimenti in Europa e che debba tenere conto anche di quelle Regioni che sono finite nella cosiddetta trappola del “reddito medio” per le quali mancano investimenti strutturali. Tra queste ultime, che sono territori con elevata disoccupazione e che non hanno livelli avanzati di capacità innovativa, ci sono quasi tutte le nostre Regioni del centro -nord. Per questo è necessario porre particolare attenzione a questo tema.

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