Pernigotti: studiare norme in grado di tutelare i marchi industriali dallo scippo del mercato globale

La chiusura dello stabilimento della Pernigotti è un duro colpo per i lavoratori, le loro famiglie e la provincia. Una notizia che potrebbe essere l’ennesimo esempio di quel fenomeno di delocalizzazione provocato dalla globalizzazione a cui le nostre industrie devono far fronte sempre più spesso. Ci rifiutiamo di pensarlo come un processo economico rassegnandoci all’inevitabile. Dobbiamo cercare insieme i rimedi trovando soluzioni alternative che diano speranza e prospettive ai lavoratori e alle imprese.

Nel caso specifico si tratta di salvaguardare la tradizione di un prodotto, di un territorio, di una cultura e di una lunga esperienza dei lavoratori che hanno reso celebre una fabbrica nata 160 anni fa. Ritengo che sia importante coniugare la difesa del futuro dei lavoratori con la tutela del marchio. Qui le due cose vanno insieme perché la forza del marchio è sorretta dalle competenze dei lavoratori mentre la conoscenza professionale dei lavoratori è incoraggiata e sostenuta dall’orgoglio di un marchio centenario.

Sto studiando la possibilità di trovare strumenti europei adeguati per supportare i lavoratori di Novi valutando la possibilità di due tipi di interventi: il primo consisterà nel valutare la situazione per attivare le procedure per la richiesta di accedere all’utilizzo dei Fondi di aggiustamento alla globalizzazione stanziati dall’Unione europea; la seconda tipologia di intervento riguarderà la tutela dei marchi industriali. Se il gianduiotto fosse stato registrato come prodotto agroalimentare IGP probabilmente avrebbe potuto frenare la delocalizzazione. Purtroppo così non è stato. Ritengo, perciò, legittimo e opportuno che sia l’Europa ad occuparsene legiferando norme europee in grado di tutelare i marchi industriali dallo scippo del mercato globale.

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