Brexit: restituiamo la parola ai cittadini

Davanti all’incapacità del Parlamento britannico di decidere, hanno scelto di scendere in piazza. È la marea di cittadini del Regno Unito che sabato ha invaso Londra per chiedere di essere nuovamente chiamati a esprimere la propria opinione attraverso un nuovo referendum sulla Brexit. Un’ipotesi che con il passare dei giorni diventa sempre più difficile da realizzare, ma che alla luce dei fatti sarebbe la soluzione più democratica.

Non solo in strada e nelle piazze di Londra, perché il malcontento del popolo britannico naviga anche in rete. Ha raggiunto le cinque milioni di firme la petizione online che chiede la revoca della Brexit. Un altro scenario difficile da realizzarsi, ma che rende chiara, limpida e tangibile la volontà di una buona parte dei cittadini e delle cittadine britanniche.

Lo dico ormai da molto tempo: sono convinta anche io che si dovrebbe ridare la parola ai cittadini. Il Parlamento britannico appare bloccato e sembra non essere in grado di sapere cosa vuole per il futuro del Regno Unito. Il Governo invece non ha mai detto cosa vuole per il Regno Unito. Il problema non è il divorzio, che in qualche modo è stato regolamentato; il problema è il quadro delle relazioni future tra Gran Bretagna e Unione Europea. Il Governo guidato da Theresa May vuole la botte piena e la moglie ubriaca.

Theresa May, sa fin troppo bene quale futuro la Brexit portare al Regno Unito e ai suoi cittadini. L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea è un danno per tutti, ma lo sarà soprattutto per i cittadini e le cittadine inglesi. Un esempio? Da un giorno all’altro questi si troveranno a pagare praticamente tutti i prodotti agricoli il 6% in più.

Nei giorni scorsi è stato stimato dalla società di consulenza EY che se la Gran Bretagna uscisse dall’Unione europea senza accordo circa 1.000 miliardi di sterline di asset finanziari potrebbero essere spostati da Londra su altri mercati finanziari: 7.000 posti di lavoro a rischio. Inoltre la ricchezza dei cittadini inglese sarebbe ridotta di 57 miliardi di euro l’anno, ovvero 900 euro a testa. È dunque evidente che l’interesse di tutti è che la situazione venga risolta nel modo meno traumatico possibile.

Per tutte queste ragioni sono convinta che sarebbe giusto e democratico restituire la parola al popolo britannico. E questa volta davanti a loro, i cittadini e le cittadine, avrebbero uno scenario completo sul quale poter esprimere un parere ponderato.

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